domenica 7 ottobre 2007

Libri Liberi: Confessioni di un sicario dell'economia



John Perkins
Confessioni di un sicario dell'economia
Minimum Fax
ISBN 88-7521-069-1
315 pagine
15 euro


John Perkins dello scrittore di successo ha tutto: la faccia, i modi, l'abilità di scrivere, eppure non è noto come Ludlum o LeCarrè. Forse la ragione di questa sua "non fama" risiede proprio in ciò che scrive, ossia (come recita il sottotitolo) "la costruzione dell'impero americano nel racconto di un insider".
Questo libro è un viaggio all'inferno, un'esplorazione della faccia oscura degli USA (dopo aver letto Perkins c'è da chiedersi se ne esiste una pulita) condotta da un professionista del crimine internazionale economico: l'autore usa le esperienze e le riflessioni personali come specchio della politica americana, condividendo con il lettore la propria appassionata analisi. Dalla dottrina del Destino Manifesto sino alla globalizzazione, condotta tramite carrozzoni come Fondo Monetario Internazionale e Banca Mondiale, il tutto inquadrabile in una strategia di asservimento neocoloniale condotta dagli USA.
Perkins doveva legare all'Impero quanti più Stati "in via di sviluppo" possibile, barattando debiti per inutili infrastrutture con le risorse (naturali piuttosto che geopolitiche) degli Stati con cui trattava. Iniziava così un circolo vizioso, fatto di bugie (tante), promesse negate e progetti destinati al fallimento, i cui costi erano destinati a ricadere in toto sulle schiene delle popolazioni asservite.
Difatti il rimborso del debito estero era ripagato con la spogliazione sistematica dei diritti essenziali (per lo meno, quelli che noi occidentali consideriamo tali), come la sanità, la scuola, la sicurezza: uno Stato indebitato per la gioia di pochi (le elite collaborazioniste del Terzo Mondo) non può più garantire uno standard minimo ai propri cittadini, andando anche a negare una vera democrazia: il curriculum di Perkins è una vera dimostrazione di ciò, annoverando Ecuador, Panama, Arabia Saudita, Indonesia tra i suoi successi.
Eppure JP ha avuto la forza di sganciarsi dal mostro che aveva generato, ponendosi delle domande molto scomode e avendo il merito di rendere comprensibile al lettore tutto il suo percorso. In un mondo in cui sempre più si interrogano sulla vera natura della globalizzazione, le "Confessioni" rappresentano un ottimo strumento di analisi storica.

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