martedì 16 ottobre 2007

Robert Kennedy: una speranza spezzata

Ho sempre stimato Robert Kennedy (alias Bob, Bobby o RFK), e devo dire che quando ho visto il film Bobby di Emilio Estevez sono rimasto veramente colpito. Al di là del cast (immenso per quantità e qualità) e delle micro-storie che si intessono sulla tela del Destino (l'ultimo giorno di vita di Bobby, il 5 giugno 1968), a colpire veramente sono stati i 10 minuti finali: un crescendo in cui il senso di incompiuto derivante dalla morte di RFK è stato reso magistralmente mediante un "incrocio" tra filmati di repertorio e scene moderne, sul sottofondo musicale di Sound of Silence.




Estevez, che non ha respirato direttamente quell'atmosfera, riesce comunque a comunicare il clima di speranza che Robert Kennedy (ingiustamente considerato minore rispetto al fratello John) aveva instillato in milioni di persone, molte delle quali non americane.
Dalle parole del discorso qui sotto riportato, si intuisce perché RFK non poteva essere eletto: la sua visione quasi idealistica, che suscitava gli entusiasmi popolari (girava quasi senza scorta!), non riscontrava i favori di certi potentati, che alla fine, riuscirono a farlo tacere...


Robert Kennedy

Il nostro benessere

Non troveremo mai un fine per la nazione né una nostra personale soddisfazione nel mero perseguimento del benessere economico, nell’ammassare senza fine beni terreni. Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell’indice Dow-Jones, né i successi del paese sulla base del prodotto interno lordo (PIL). Il PIL comprende anche l’inquinamento dell’aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine-settimana.
Il PIL mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa, e le prigioni per coloro che cercano di forzarle […]. Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai nostri bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari, comprende anche la ricerca per migliorare la disseminazione della peste bubbonica, si accresce con gli equipaggiamenti che la polizia usa per sedare le rivolte, e non fa che aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi popolari.
Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. […] Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità dei valori familiari, l’intelligenza del nostro dibattere o l’onestà dei nostri pubblici dipendenti. Non tiene conto né della giustizia nei nostri tribunali, né dell’equità nei rapporti fra di noi. Il PIL non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione al nostro paese. Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta. Può dirci tutto sull’America, ma non se possiamo essere orgogliosi di essere americani.

Robert Kennedy

1 commenti:

Pablo Dreamland ha detto...

HOPE....


DON'T FORGET BOBBY....