venerdì 28 dicembre 2007

Pakistan, Panettoni e Pandori

Certe mattine non riesco neanche a ascoltare la TV. E' una crisi di rigetto, evidentemente. Altrettanto evidentemente la scena mediatica, a corto di fatti più spettegolabili della liaison tra Carla Bruni e Sarkozy, è stata colpita a freddo dall'assassinio di Benazir Bhutto a Rawalpindi (Pakistan).
Purtroppo oggi (come ieri e l'altroieri) sono bastate poche parole per farmi desiderare ardentemente il Maalox: una "esperta dell'Unità di Crisi della Farnesina" parlava di Bin Laden e Al Qaeda come Sandro Piccinini parla di calcio. Il risultato è stato tale che probabilmente pure Guido Olimpio, cantore del terrorismo qaedista, si sarà capottato dalle risate.

Per rendersi conto delle amenità mediatiche, basta applicare la regoletta del cui prodest: chi ha ordinato l'immediato funerale, senza neanche l'autopsia di rito. Chi aveva l'autorità per ordinare alla scorta di abbandonare la Bhutto, subito prima dell'attentato?
Non certo l'inafferabile "Sceicco del Terrore": il "buono" e occidentalista Parvez Musharraf, dittatore pakistano in nome e per conto degli USA (per lo meno di questa Amministrazione), aveva molto più interesse a eliminare la concorrenza. Per la gara al Potere, ahimè, ogni mezzo è lecito. In questo il Pakistan non ha bisogno di lezioni.

Nel 1977 il padre della Bhutto, Zulfiqar Alì, stimato uomo politico e personalità moderata, venne deposto da un golpe militare. Il capo di questa manovra fu il generale Zia Ul Haq, che conscio del fortissimo ascendente del predecessore sul Paese (sulla via di una trasformazione positiva), decise di eliminarlo, condannandolo a morte dopo un processo farsa.
Gli USA e la Gran Bretagna, ignorarono lo sfregio alla democrazia. Era molto più importante contrastare l'Unione Sovietica e Zia Ul Haq era un'ottima pedina nelle loro mani. Il generale pakistano, conscio dei desideri atlantici, propose la cd. Muslim Belt: una fascia di Stati Musulmani (fondamentalisti) avrebbe ben potuto contenere la minaccia degli atei comunisti. Conseguenza logica di questa crociata islamica fu la guerra in Afghanistan, che fu preparata dalla CIA prima dell'invasione sovietica. L'armata Brancaleone mandata a Kabul e dintorni era organizzata dalla CIA (e dall'ISI, sua omologa pakistana) per mezzo di un database: nacque così Al Qaeda (che in arabo vuol dire appunto database). Nel frattempo la casta militare formava, nelle proprie fila, una nuova generazione di ufficiali: tra questi un giovane Musharraf.
Alla fine la guerra si concluse con il ritiro sovietico, un durissimo colpo per il regime comunista (che si concluse nel 1991). Poco prima di ciò, il generale Zia Ul Haq venne eliminato: gli USA lo avevano sopportato per il suo ruolo, ma finita la necessità, divenne manifesta la sua megalomania. Da integralista musulmano aveva introdotto la sharia (con la famigerata Legge sulla Blasfemia), e da fanatico anti-indiano, aveva accelerato la corsa alla bomba atomica (l'India ne aveva una sua dal 1974). I finanziamenti del progetto provenivano (anche) da Stati non amici degli USA, con annessi e connessi. Insomma, un po' troppo, persino per i Falchi di Reagan e per i volenterosi carnefici che temevano di perdere il primato atomico mediorientale... Finché l'aereo del despota con le stellette finì per schiantarsi: morì anche l'Ambasciatore americano, ma fu ritenuto una pedina sacrificabile, con tutta evidenza.

Alla fine, Musharraf, uomo per tutte le stagioni, si renderà conto del suo errore. Non tanto le reponsabilità (dirette o indirette) nell'uccisione della Bhutto (che incarnava le istanze della società civile meno legata all'integralismo), quanto nell' averne consentito il rientro, condonandole le precedenti condanne per corruzione. Da lì si è aperta una crepa pesante nel suo regno. L'attentato di ottobre a Karachi aveva già sortito 140 morti, ma non il ritiro di Benazir: l'ISI premeva per chiudere la partita (magari con l'aiuto interessato di qualche servizio occidentale) e così è stato.
Purtroppo per Musharraf ciò è successo a Rawalpindi è stato peggio di un'abdicazione, e probabilmente se ne accorgerà. Forse non girerà come Riccardo III sul campo di Bosworth dicendo "Il mio Regno per un cavallo". Forse non vedrà, come Bruto, il fantasma di Cesare. Molto più probabilmente si ricorderà del suo predecessore. Dell'incidente che ne chiuse vita e carriera. Tutti brutti pensieri.

Aggiornamento crisi di rigetto: Penso che sia stato il continuo rivedere V per Vendetta e Love Actually: i due film, se visti insieme, rappresentano una combinazione devastante per chiunque :-). Tanto da non farmi capire che la famigerata esperta di cui sopra probabilmente si è formata sugli articoli di Magdi Allam, evitando accuratamente le fonti in lingua originale. No, non in urdu, sarebbe bastato l'idioma della perfida Albione.

giovedì 27 dicembre 2007

Tempus fugit...

Cari Venticinque Lettori,
Una volta denigrare il Natale equivaleva a sparare sulla Croce Rossa. Un reato, quest'ultimo, sanzionato da varie Convenzioni (la prima fu quella di Ginevra del 1863-64), ma non per questo evitato (a tutt'oggi) in diverse parti del mondo.
Con il passare del tempo la critica alla festa capitale è diventata uno sport: man mano che si svuotava di significati religiosi per immergersi nel capitalismo, sono apparsi i primi fustigatori di costume (un po' come accade in V per Vendetta con i castigatori).
Quest'anno, forse, c'è stata una nuova tendenza. Non un ritorno al sacro (basterebbe guardare quegli orribili mini-babbi natale appesi alle case per capirlo), quanto una certa stanchezza. Probabilmente i parassiti di casta al Governo non se ne sono ancora accorti, data la loro miopia, ma negli occhi delle persone l'anestesia mediatica pesa sempre di meno.
Certamente non ci sono grandi dibattiti intorno a questioni importanti (Alitalia, Speciale/GdF, le accuse del NY Times sulla depressione italica, le conseguenze del nefasto sciopero degli autotrasportatori e infine il clima "restrittivo" nei confronti degli stranieri extracomunitari in Italia), che pure sono un chiaro indice di quanto sia salita in alto la corruzione, però vedere l'indegno governo combinare disastri e poi aumentare le tasse, probabilmente sta risvegliando molte coscienze intorpidite.
Forse i nostri governanti speravano che i nostri sensi fossero obnubilati dal cenone, e il nostro portafoglio fosse svuotato dagli inevitabili regali. Purtroppo per loro la recessione, a cui essi hanno opposto una politica scellerata di saccheggio (pro domo loro e della parte di Paese che vive e conta sulle loro imprese, vedi Alitalia), sta calando come il Generale Inverno sulle truppe napoleoniche.
Nel mio paese, cuore dell'opulenta Brianza che fornisce linfa vitale a buona parte dello Stivale, non ci sono, prima volta in assoluto, le luminarie alle strade. La motivazione ufficiale risiede nelle liti corporative tra i vari negozianti. La verità è che nessuno se la sente di spendere 200 euro (minimo) a fondo perduto, con il Comune che è costretto a spendere gli avanzi di cassa non per spese correnti ma per "investimenti". Con un Visco così alle porte, meglio attaccare quattro luci al proprio negozio. Per la serie "Ognun per sè, Dio per tutti".
Intanto Zapatero, al recente forum europeo, ha pubblicizzato il recente sorpasso della Spagna nei confronti dell'Italia. Bambi può ben gongolare per il successo del suo Paese. La mediocrità di Prodi e compagnia, ormai Casta parassitaria sempre più staccata dal Paese, si misura anche con le dichiarazioni di rito. "A noi non risulta" avrebbe detto la Nullità (con la coalizione intorno e moglie difensora a fianco).
Tenendo presente il detto di Churchill sul come dire le bugie ("Si può mentire in tre modi: con le bugie, con le menzogne, con le statistiche"), si potrebbe pensare che Zapatero abbia peccato di ottimismo. Vedendo le stesse statistiche a avendo assaggiato il clima spagnolo, non gliene se può fare una colpa. In Italia, da troppo tempo ormai, l'atmosfera pesa quasi quanto l'inflazione.

Da ultimo, dopo avervi fatto andare di traverso il Cenone, vi auguro tante buone cose!

giovedì 20 dicembre 2007

Beata ignoranza

Se l'OCSE PISA (Programma per la Valutazione dell'Istruzione) denuncia la scarsa qualità della Scuola italiana, non c'è da stupirsi. Lo sa bene il Ministro Fioroni, che qualche mese addietro rinunciò a reintrodurre gli esami di riparazione nelle scuole superiori. Bastò uno sciopero e i propositi di riforma tramontarono ben presto.
Eppure sarebbe bastato che Fioroni avesse spiegato le proprie ragioni: i ragazzi avrebbero capito che una scuola più formativa non comporta automaticamente un calo dei promossi, anzi. Aumenta le possibilità di successo nella vita. Personalmente potrei spiegarlo con la mia esperienza personale (cosa che dubito possano fare alcuni politici), ma trovo più adatto dare un'occhiata alla Storia.
Il sistema scolastico ideato da Nicola Gentile nel 1923 è stato riformato più volte. Certo, la scuola necessitava una democratizzazione rispetto agli intenti originari del filosofo idealista, però questo processo ha finito con il smarrire i pregi a fronte dei difetti. Basti pensare alle scuole superiori, in cui gli esami di riparazione sono stati sostituiti da incolori debiti formativi, mentre l'odierna prova di maturità appare un pallido surrogato dell'innovazione sessantottina.

Certo, i soliti Soloni potranno spiegare di come i vari Governi abbiano migliorato la Scuola italiana sotto quello o quell'altro aspetto, ma rimangono gli scarsi risultati al test a risposta multipla proposto dall'OCSE. Tra le domande-scandalo, il 60% degli studenti italiani tra i 13 e i 15 anni ignora perchè ci sia la notte. A questo punto i latori delle più recenti riforme scolastiche (Berlinguer e Moratti) dovrebbero chiedersi per cosa hanno lavorato. Forse a rendere più comoda l'adolescenza. Forse avrebbero dovuto investire pure su banchi e sedute più confortevoli.
Tuttavia, in questo periodo così travagliato per l'Istruzione italiana, c'è chi ha stigmatizzato il Vento del cambiamento. Diversi rettori universitari, per esempio, hanno duramente criticato il modello americano (che si vuole importare). L'istruzione di secondo grado non è di per sè "inadatta al mondo del lavoro" (come i media ci vogliono far credere). Va certamente riformata, non certo stravolta, come si voleva fare fino a qualche mese addietro. Vedremo se il furore iconoclasta di certi opportunisti troverà la solida opposizione della maggioranza, altrimenti saranno guai seri.

Se l'ignoranza nostrana stupisce e fa danni, al di là dell'Oceano (Atlantico), non c'è da ridere. La sveglia ecologista suonata da Al Gore ha allarmato Giorgino Bush, il quale per una volta non si è appellato al motto "Dopo di me il diluvio". Anzi, animato dalle migliori intenzioni, ha persino promulgato una legge ambientalista. Al di là dei belati mediatici, che plaudono a questa conversione sulla via di Damasco, bisogna essere dannatamente ignoranti per non capire la manovra politica messa in atto dal Presidente a teschi e strisce.
Primo: il Partito Repubblicano è alla canna del gas, soprattutto in previsione delle Presidenziali 2008. Le guerre in Iraq e Afghanistan, frutto avvelenato dei Neocon, hanno devastato non solo il Bilancio federale, ma (fatto ben più grave) il morale della Nazione. Pertanto, non bastando più il solito slancio patridiotico, urge una mossa di propaganda, in questo frangente pro ambiente.
Secondo: avvantaggiare il biodiesel non sminuirà l'impatto delle corporation, anzi. Le macchine prodotte verranno modificate (neanche tanto), mentre le coltivazioni alimentari saranno messe a rischio dalla pioggia di incentivi federali sugli agricoltori. Come già successo in Europa, il costo dei generi alimentari aumenterà considerevolmente.
Terzo: l'isolamento termico degli edifici è una pratica datata persino negli USA. Il problema, semmai è a monte: esistono città il cui mantenimento è, a prescindere, uno spreco colossale. Phoenix, Las Vegas, Miami non potrebbero esistere, per lo meno nella loro forma attuale, se fossero messe in atto le politiche energetiche europee.

Per disinnescare questa disinformazione a sfondo ambientalista (la stessa che ha consegnato il Nobel a Al Gore), quindi, potrebbero bastare un po' di cultura (vedi sopra) e un pizzico di buonsenso: come per l'11 settembre, queste doti ormai sono vittime di un'epidemia.
Forse è meglio non lamentarsi degli gli adolescenti non sappiano il perchè della notte. Chiediamo piuttosto a Mamma RAI di replicare le lezioni del Maestro Manzi. Non servirebbero solo agli immigrati extracomunitari, ma anche a tanti italiani, più o meno giovani, che hanno desuetudine con la nostra lingua.
Purtroppo dubito che i nostri politici approvino una tale iniziativa. Sarebbe il riconoscimento di un fallimento di gruppo. Un fallimento di cui purtroppo siamo noi a subire le conseguenze.

martedì 18 dicembre 2007

Come sottotitolare un filmato di Youtube / Parte 2 (di 2)

Passo 3: Installare VobSub
Scaricato il file di VobSub (la versione dovrebbe essere la 2.23), provvedete ad installarlo, segnandovi la cartella. Durante la procedura, vi troverete in una schermata ove dovrete mettere il segno di spunta ai Plugins (nel sottomenù si alla 1,2,4; no alla 3) e toglierlo a Utilities.
Entrate nella directory di installazione (dovrebbe essere C:/Programmi/Gabest/Vobsub) copiate il file textsub.vdf.

Passo 4: Configurare VirtualDub
VirtualDub è privo di un'installer, pertanto va decompresso e copiato in una cartella, possibilmente in un luogo facilmente rintracciabile (io l'ho messo in C:/Programmi/Virtualdub). Il file textsub.vdf (vedi passo 3) va copiato ed incollato nella sotto-cartella "plugins" di VirtualDub. Lasciate aperto il programma.

Passo 5: Confezionare il sottotitolo (passare al passo 6 se già ne disponete)
Fate partire Subtitle Workshop: l'utilizzo del programma è facile e intuitivo, quindi non richiede particolari malizie. L'unico suggerimento che mi sembra utile è di predisporre un programma per vedere il filmato da sottotitolare, in maniera da predisporre la tempistica (essenziale nell'opera in merito). Si può utilizzare nuovamente VirtualDub, che ha una time bar (linea temporale) precisa, orientabile sia in frame che in secondi (fino ai centesimi).
Una volta completata la dura fatica, salvate il vostro risultato in Subtitler 2.0 (formato *.sub).

Passo 6: La fine!
Tornate a VirtualDub e andate nel menu a tendina. Sulla voce Video, andate su Filters (richiamabile anche con i tasti CTRL+F): vi si aprirà una finestra. Cliccate Add e andate sul filtro TextSub 2.23 (Gabest). Dopo averlo cliccato, si aprirà un'ulteriore finestra, a richiedervi il file (nel nostro caso *.sub) contenente il sottotitolo.
Compiuta quest'ultima formalità, tornate su Video e mettete la spunta su Full Processing Video, poi nella medesima colonna, cliccate su Compression e selezionate il formato di compressione preferito (io uso Xvid).
A questo punto dovrebbe essere tutto ok: andate sul menù a tendina, cliccate su File->Save as AVI (F7) e selezionate il file di destinazione (in formato *.avi). Voilà!

Per ogni dubbio contattatemi pure!

lunedì 17 dicembre 2007

Cinema e dintorni: The Kingdom


Certi film partono da lontano. Concretamente dall'Arabia Saudita, ove si svolge il film; figurativamente, dallo stile adrenalinico di Michael Mann, che già ha prodotto e diretto Collateral, Alì e Heat (tanto per dirne qualcuno). Certo, Peter Berg (già discreto attore) ne è il regista, ma la sua mano è visibilmente accompagnata dai suggerimenti "paterni" di Mann: complice il cast "familiare", gestito al meglio (Jamie Foxx, Jennifer Garner, Chris Cooper), l'autore riesce a confezionare un'opera su un tema non facile.
Il grado di difficoltà del film si intuisce dalla sigla d'apertura, che snocciola informazioni (un po' adulterate), legando simbolicamente Arabia Saudita e USA (rispettivamente primo produttore e primo consumatore di petrolio) mediante gli aerei alle Torre Gemelle, ignorando bellamente le controinchieste sull'11/09.
Proprio un atto terroristico, ai quartieri di lavoratori americani (vere e proprie enclavi americane in terra araba) è la miccia esplosiva. Un triplice attentato, degno dei manuali di terrorismo, provoca 150 morti (100 USA e 50 arabi) e la conseguente sete di giustizia dei paladini della democrazia.
Con un tale casus belli, il FBI, che ha perso alcuni agenti nella strage, vuole una propria inchiesta. Scontrandosi con le reticenze e le complicità di parte dell'Amministrazione a stelle e strisce (qui impersonata dal Ministro della Giustizia - Danny Houston), il Bureau riesce a spedire una squadra di 4 elementi, al fine di coadiuvare gli inquirenti arabi.
Partono quindi Ronald Fleury (Jamie Foxx, Oscar per Ray), Grant Sykes (Chris Cooper, Oscar per Seabiscuit), Janet Mayes (Jennifer Garner, eroina di Alias) e Adam Leavitt (Jason Bateman, più incline alla commedia).
In Arabia Saudita, i federali scoprono che le complicazioni incontrate a casa sono solo la punta dell'iceberg. In particolare un'indagine straniera sul proprio territorio viene vista come sfregio, dopo l'occupazione militare (post Guerra del Golfo) e la presenza dei lavoratori stranieri, che già causano abbastanza problemi alla casa regnante, qui rappresentata dal principe ereditario Ahmed Bin Khaled (Omar Berdouni).
Proprio quest'ultimo, per minimizzare l'impatto dell'inchiesta USA e, contemporaneamente, evitare accuse di tolleranza nei confronti del terrorismo, affianca agli uomini (e donna) del FBI il Colonnello Al Ghazi (Ashraf Bahrom) e il Sergente Haytham (Ali Suliman), personalmente colpiti nell'attentato.
Tra sospetti di collaborazione tra i Reali e Al Qaeda (nel film Abu Hamza), tra colpi di scena e di astuzia più o meno prevedibili, l'agente Fleury va al di là di ogni demarcazione, capendo che sono più le remore politiche e sociali che la volontà a bloccare i "buoni" arabi (qui i graduati Al Fhazi e Haytham). Dopo il chiarimento ("noi non siamo qui per vacanza"), il Principe dà il via libera e l'inchiesta decolla, con la sinergia delle buone volontà.
Sino all'inevitabile epilogo finale, che rappresenta una sorta di crescendo "alla Mann" in un film fino a quel momento rallentato da qualche colpo di psicologia investigativa. Tra pallottole e atti di eroismo, i giusti portano a casa una vittoria amara, soprattutto per Fleury.

A prima vista, questo film potrebbe essere accostato a qualche western d'epoca, in cui c'è la sacra vendetta dopo il solito eccidio indiano. Tanto più che appaiono pure arabi buoni accanto a cattivi, un po' sulla falsariga di quanto accadeva anni addietro nella rappresentazione della cultura nativa americana.
In questo caso gli arabi hanno una propria tridimensionalità, una loro vita, relazioni sociali, comprensibili perfino da noi occidentali. Addirittura Berg lancia una larvata critica allo sfarzo in cui vivono i regnanti arabi, evitando comunque di affondare il destro su una delle possibili cause di incitamento al terrorismo per le fasce povere della popolazione.
A livello stilististico, c'è qualche somiglianza, inevitabile direi, con Syriana, pietra di paragone del genere "complotto petrolifero mediorientale". Tuttavia, Berg (che si ritaglia un cameo all'inizio) riesce a sgusciare tra le difficoltà (complice il già citato aiuto di Mann) dando un'idea non stereotipata sui torbidi intrecci legati all'oro nero.
Alla fine rimane l'amara constatazione del fallimento della "kill'em all theory" tanto cara alla Amministrazione Bush.

venerdì 14 dicembre 2007

Come sottotitolare un filmato di Youtube / Parte 1 (di 2)

Cari venticinque lettori,
Avvicinandosi Natale, oggi ho deciso di farvi un regalo, sperabilmente gradito. Non è un dono meramente materiale, ma una condivisione di conoscenza. Ovvero la piccola quanto difficile arte di sottotitolare un filmato di Youtube.

Ricordatevi che non sono responsabile dei disastri che combinerete ;-), pertanto, prima di effettuare ogni singolo passo, chiedetevi a quali conseguenze può portare sul vostro PC!

Per sottotitolare avrete bisogno dei seguenti software:

Vdownloader (www.vdownloader.es) per scaricare il filmato di Youtube che vi interessa
Super (www.erightsoft.com/SUPER.html) per convertire il filmato in un file Xvid (che occupa meno spazio del DivX e non dà conflitti con Windows)
KlCodec (www.codecpackguide.com/klcodec.htm) per avere sul vostro PC tutti i codici Avi (Divx, Xvid e altri)
VirtualDub (www.virtualdub.org) per effettuare le operazioni di modifica del filmato
Vobsub (http://www.free-codecs.com/download/VobSub.htm) filtro di VirtualDub
Subtitler Workshop (www.urusoft.net) per comporre i sottotitoli

Passo 1: Scaricare un filmato da Youtube
Aprite Vdownloader (che non si installa, ma rimane confinato nella cartella in cui l'avete decompresso) e inserite nella casella VIDEO URL l'indirizzo (del filmato Youtube) che compare nella barra del vostro browser (Mozilla, Opera, IE). L'OUTPUT FORMAT rimane su AVI
Dopo aver cliccato su DOWNLOAD, vi apparirà una casella in cui specificare la destinazione del file da salvare e il formato (avi). Nella schermata vi apparirà una barra che indica lo stato del download.

Passo 2: Convertire il filmato scaricato
Installate, se non avete un pacchetto di codici, il KLcodec. Altrimenti procedete ad installare e, quindi, aprire Super. Questo passo è necessario per evitare i problemi di conversione con VirtualDub e i conflitti con l'explorer.exe di Windows.
Dopo l'installazione, Super riconoscerà in automatico i codici già presenti sul vostro PC, compresi quelli di Klcodec.
Aprite la cartella ove avete salvato il file con Vdownloader, e trascinate il file da convertire nella casella in basso, sotto la scritta DROP A VALID MULTIMEDIA FILE HERE.

I parametri da inserire sono i seguenti:
Output Container: Avi
Output Video Codec: Xvid

Output Audio Codec: Mp3
subito sotto scegliete Mencoder (non FFmpeg)

Tra i vari parametri ulteriori presenti, da scegliere tramite pulsante "radio", lasciate tutto così e cliccate su encode.
Voilà: ecco pronto il file da elaborare, senza problemi ulteriori.

domenica 9 dicembre 2007

Cinema e dintorni: Nella Valle di Elah


Quasi 3000 anni fa, nella Valle di Elah si scontrarono Davide e Golia: inaspettatamente il primo vinse, sconfiggendo il poderoso avversario. Da questo episodio storico (e dalla narrazione che ne fa Tommy Lee Jones in versione "nonno") trae il nome quest'opera, che segnerà, viste le abbondanti recensioni positive (e le incombenti elezioni Presidenziali), i prossimi Oscar.
La citazione storica è azzeccata, anche se i due contendenti moderni non sono definiti: nel suo film Paul Haggis non lascia tracce evidenti, gioca a confondere lo spettatore, abbandona qua e là indizi che paiono irrilevanti. Chi è Davide? La resistenza irachena? La mente dei giovani soldati mandati allo sbando? E' una ricerca che gli attori interpretano mirabilmente. E l'esito è tutt'altro che scontato.

La trama vede Hank Deerfield (TLJ), ex poliziotto militare nonché reduce di guerra, ricevere una chiamata dalla base dove vive il proprio figlio, assente ingiustificato al ritorno dall'Iraq. Per affetto paterno e senso del dovere inizia la sua ricerca personale: purtroppo per lui scoprirà ben presto il triste destino della prole. Sua spalla nell'ulteriore ricerca che ne seguirà sarà l'ispettore Emily Sanders, interpretata da Charlize Theron, imbruttita quanto basta per risultare sorprendentemente convincente come detective cinica e determinata.
Alla fine, entrambi scopriranno la verità, ma per uno questo significherà ammettere di non aver conosciuto suo figlio, mentre per l'altra sarà la riprova che la guerra è un errore alla base di tragedie personali (il padre è stato veterano) e sociali (la città in cui vive è segnata da episodi di violenza).

Proprio sul tema bellico Paul Haggis compie un lavoro non indifferente, smascherando il tema della guerra come esportazione di democrazia. Non è una denuncia retorica, ma un lavoro sobrio, da investigatore della mente umana. Ormai la sconfitta si profila all'orizzonte: se non sul piano fisico, per lo meno su quello mentale, visto che migliaia di reduci mostrano sempre più i segni inequivocabili dello squilibrio mentale.
Una asciutta Susan Sarandon rispecchia queste aspirazioni, quando fa da contraltare all'onore militare. E' una madre come tante altre, ha perso un figlio in guerra (è il secondo), ma proprio per questo non si rassegna all'ineluttabile.

Forse non varrà un'inchiesta di Michael Moore, però le vicende del padre che cerca la verità sulla morte del figlio, avvenuta su suolo americano, fanno riflettere. Come pure sono un valido spunto di riflessione molti elementi: lo sfondo (il classico midwest), la città cresciuta attorno all'immancabile base militare, i nostri ragazzi che tornano a casa irriconoscibili, il Sogno Americano che si trasforma in incubo.
Alla fine rimarrà un interrogativo: cosa diamine sta accadendo a questo mondo, se uccidiamo persino quelli che hanno combattuto con noi? Sicuramente un j'accuse pesantissimo per l'Amministrazione Bush, che questa guerra in Iraq ha voluto e pasciuto, contro tutte le evidenze, andando a fomentare un genocidio a lunga scadenza, sia tra i nemici che tra le proprie fila.

E una cosa sarà chiara agli spettatori: quella bandiera è stata appesa al contrario per tutti noi.

sabato 8 dicembre 2007

Domande prima di Natale... e relative risposte

Che Stato è quello in cui si parla di "esportare la democrazia" e poi non permette ai propri cittadini di manifestare pacificamente il loro pensiero?
Che Stato è quello in cui c'è un Governo di centrosinistra e le politiche sociali vanno a zonzo?
Che Stato è quello in cui c'è un un Governo di centrosinistra e si parla più di libertà d'impresa che dell'aumento di numero dei banchi di pegno (comproro inclusi)?

Mio nonno diceva "oh pora Italia" per chiosare ogni notizia non incoraggiante, ed io mi ritrovo a dire lo stesso, facendo il punto di una situazione non certo rosea. Quest'Italia più che prenatalizia mi sembra già postmortem, facendomi sorgere concreti dubbi sulla volontà di espatriare. Proprio per questo mi sono posto le domande di cui sopra. Saranno retoriche finché si vuole, ma rispondere ad esse mi dà una sorta di indicatore su quanto accade intorno. E se, come diceva Paolo Vallesi, gli altri siamo noi, beh allora, forse è il caso di preoccuparsi.

Che senso ha, nel Belpaese, parlare di "democrazia da esportare" quando un professore francese (Robert Faurisson) non riesce a esprimere le sue idee a proposito del revisionismo sulla Seconda Guerra Mondiale? Non si trattava di una pericolosa adunata di neonazisti, ma di un convegno organizzato in un'Università italiana (Teramo) con relatori di pregio ed anche di una certa età (Faurisson è del 1929). Eppure le forze dell'ordine del luogo si sono fatte intimorire da una certa comunità, che, come per Priebke nel 1995 (guarda caso, molte facce sono le stesse) ha minacciosamente fatto sentire la sua voce, concretizzando anche qualche bella fattispecie di reato... Risultato: cancellazione dell'evento in barba alla Costituzione.
A cavallo di questi fatti, indegni di un Paese civile, l'Italia si è "adeguata" all'Unione Europea, promulgando una legge che punisce i dissidenti che osano mettere in dubbio quanto accaduto nei lager nazisti durante l'ultimo conflitto mondiale. In realtà c'è una bella differenza tra la Storia Ufficiale e la Storia Reale (Finkelstein docet), ma intanto pure l'Italia ha una vera psicopolizia al servizio del Chutzpah.
Quasi paradossalmente c'è chi ancora blatera di "democrazia mancante nei Paesi arabi", ignorando secoli di Storia: guarda caso (e due!) sono gli stessi che parlano di condanne preventive ai "negazionisti".
A tutti costoro consiglierei un bel libro: "Israel Lobby" di Stephen Walt e John Mearsheimer.

Inutile lamentarsi di questa democrazia, se poi le politiche sociali vanno a zonzo: è un fatto notorio di come l'euro abbia alterato la percezione finanziaria di governanti e governati, permettendo un depauperamento che non si vedeva da una decina d'anni. Ora i giovani (categoria estesa d'ufficio agli ultratrentenni) si trovano un fardello generazionale che impedisce loro di partire da casa e iniziare una nuova vita. Grazie (anche) a un ministro che di Economia sa ben poco, salvo poi dispensare lezioni di vita ai "bamboccioni".

Prova di questo impoverimento è anche il successo commerciale dei vari banchi di pegno e comproro. Mai come adesso gli italiani attingono ai fondi ereditari, vendendo il metallo tanto caro a innumerevoli dinastie, generazioni e popoli senza distinzione di credo, censo o casta. Qualcuno potrebbe replicare che questa è la legge del mercato, in base alla quale lo Stato non può intervenire per modificare la concorrenza, specie se è un privato a vendere un proprio bene personale.
Quanti soloni pontificano di libertà d'impresa per poi, al primo segnale di crisi delle loro aziende implorare (o ricattare, a seconda della forza economica) lo Stato di "dargli una mano". Una bella lezione di management: privatizzare gli utili e socializzare le perdite. Non stupiamoci se poi chi ha praticato questa sciagura, ora siede in alto.

Eppure, se questo è il migliore dei mondi possibili... figuriamoci gli altri!

mercoledì 5 dicembre 2007

Banfer: ci sarà una fine? Sentenza a Monza



Cari Venticinque lettori,
Come lettori fedeli di questo blog, saprete di certo le gesta di Massimo Albano, meglio noto come Banfer, più volte assurto alle cronache (penali), da ultimo per una vicenda di beneficenza. Questo personaggio ha lucrato sulla sofferenza di tanti sfortunati e sulla buonafede di moltissime persone.
La vicenda più nota (e oggetto di questo post) riguarda la vendita di migliaia di braccialetti arancioni (con il logo La Mia Inclinazione/My Inclination), il cui ricavato sarebbe dovuto finire alla Fondazione Alpas, per la riabilitazione e cura dei motociclisti vittime di incidenti stradali.
Così non è stato. Come ha mostrato più e più volte Max Laudadio, all'interno di Striscia la Notizia, Albano (che ha sempre millantato persone, incarichi, amicizie) coinvolgendo decine di persone in un progetto degno di merito, le ha truffate per poi involarsi con i proventi del crimine verso il Canada (dove ha acquistato un bed & breakfast, ora di proprietà di un'altra persona, estranea ai fatti).
Ma non è finita: tornato in Italia, Banfer ha pensato bene di collaborare alla fondazione di un partito, venendo smascherato proprio grazie a Striscia la Notizia!

Tuttavia, per quel senso di Provvidenza che permea la vita (e che noi lombardi conosciamo bene), ho sempre confidato nella mano della giustizia terrena. La gogna mediatica è passata (per il momento), quella penale è arrivata e ha colpito. Due settimane fa la d.ssa Franca Anelli ha condannato Massimo Albano a 3 anni e 4 mesi di reclusione per truffa, con tanto di provvisionale di risarcimento (30.000 € favore di Riccardo Tagliabue, che più di tutti si era prodigato a favore di questa iniziativa).
Al di là dell'incidenza sul casellario giudiziale e sull'effettività della pena (nulla in quanto coperta da indulto) il fatto che il giudice abbia colpito nel portafoglio (anche se non è detto che sia molto capiente), vorrà pur dire qualcosa?
Dimenticavo: l'avvocato del Banfer, tale Carlo Delle Piane (omonimo dell'attore) ha già preannunciato appello. Vorrò vedere l'imputato di fronte ai giudici di Milano...