Purtroppo oggi (come ieri e l'altroieri) sono bastate poche parole per farmi desiderare ardentemente il Maalox: una "esperta dell'Unità di Crisi della Farnesina" parlava di Bin Laden e Al Qaeda come Sandro Piccinini parla di calcio. Il risultato è stato tale che probabilmente pure Guido Olimpio, cantore del terrorismo qaedista, si sarà capottato dalle risate.
Per rendersi conto delle amenità mediatiche, basta applicare la regoletta del cui prodest: chi ha ordinato l'immediato funerale, senza neanche l'autopsia di rito. Chi aveva l'autorità per ordinare alla scorta di abbandonare la Bhutto, subito prima dell'attentato?
Non certo l'inafferabile "Sceicco del Terrore": il "buono" e occidentalista Parvez Musharraf, dittatore pakistano in nome e per conto degli USA (per lo meno di questa Amministrazione), aveva molto più interesse a eliminare la concorrenza. Per la gara al Potere, ahimè, ogni mezzo è lecito. In questo il Pakistan non ha bisogno di lezioni.
Nel 1977 il padre della Bhutto, Zulfiqar Alì, stimato uomo politico e personalità moderata, venne deposto da un golpe militare. Il capo di questa manovra fu il generale Zia Ul Haq, che conscio del fortissimo ascendente del predecessore sul Paese (sulla via di una trasformazione positiva), decise di eliminarlo, condannandolo a morte dopo un processo farsa.
Gli USA e la Gran Bretagna, ignorarono lo sfregio alla democrazia. Era molto più importante contrastare l'Unione Sovietica e Zia Ul Haq era un'ottima pedina nelle loro mani. Il generale pakistano, conscio dei desideri atlantici, propose la cd. Muslim Belt: una fascia di Stati Musulmani (fondamentalisti) avrebbe ben potuto contenere la minaccia degli atei comunisti. Conseguenza logica di questa crociata islamica fu la guerra in Afghanistan, che fu preparata dalla CIA prima dell'invasione sovietica. L'armata Brancaleone mandata a Kabul e dintorni era organizzata dalla CIA (e dall'ISI, sua omologa pakistana) per mezzo di un database: nacque così Al Qaeda (che in arabo vuol dire appunto database). Nel frattempo la casta militare formava, nelle proprie fila, una nuova generazione di ufficiali: tra questi un giovane Musharraf.
Alla fine la guerra si concluse con il ritiro sovietico, un durissimo colpo per il regime comunista (che si concluse nel 1991). Poco prima di ciò, il generale Zia Ul Haq venne eliminato: gli USA lo avevano sopportato per il suo ruolo, ma finita la necessità, divenne manifesta la sua megalomania. Da integralista musulmano aveva introdotto la sharia (con la famigerata Legge sulla Blasfemia), e da fanatico anti-indiano, aveva accelerato la corsa alla bomba atomica (l'India ne aveva una sua dal 1974). I finanziamenti del progetto provenivano (anche) da Stati non amici degli USA, con annessi e connessi. Insomma, un po' troppo, persino per i Falchi di Reagan e per i volenterosi carnefici che temevano di perdere il primato atomico mediorientale... Finché l'aereo del despota con le stellette finì per schiantarsi: morì anche l'Ambasciatore americano, ma fu ritenuto una pedina sacrificabile, con tutta evidenza.
Alla fine, Musharraf, uomo per tutte le stagioni, si renderà conto del suo errore. Non tanto le reponsabilità (dirette o indirette) nell'uccisione della Bhutto (che incarnava le istanze della società civile meno legata all'integralismo), quanto nell' averne consentito il rientro, condonandole le precedenti condanne per corruzione. Da lì si è aperta una crepa pesante nel suo regno. L'attentato di ottobre a Karachi aveva già sortito 140 morti, ma non il ritiro di Benazir: l'ISI premeva per chiudere la partita (magari con l'aiuto interessato di qualche servizio occidentale) e così è stato.
Purtroppo per Musharraf ciò è successo a Rawalpindi è stato peggio di un'abdicazione, e probabilmente se ne accorgerà. Forse non girerà come Riccardo III sul campo di Bosworth dicendo "Il mio Regno per un cavallo". Forse non vedrà, come Bruto, il fantasma di Cesare. Molto più probabilmente si ricorderà del suo predecessore. Dell'incidente che ne chiuse vita e carriera. Tutti brutti pensieri.
Aggiornamento crisi di rigetto: Penso che sia stato il continuo rivedere V per Vendetta e Love Actually: i due film, se visti insieme, rappresentano una combinazione devastante per chiunque :-). Tanto da non farmi capire che la famigerata esperta di cui sopra probabilmente si è formata sugli articoli di Magdi Allam, evitando accuratamente le fonti in lingua originale. No, non in urdu, sarebbe bastato l'idioma della perfida Albione.



