Nel marasma olimpico di questi giorni, sembra che l'attenzione del pubblico sia indirizzata verso gli eventi sportivi di Pechino, mentre nel frattempo un conflitto, potenzialmente pericolosissimo, si sta svolgendo nel Caucaso, tra Georgia e Russia. I media, che dovrebbero informare la gente comune, fanno a gara per dare poche e svogliate notizie sulla situazione, accontentandosi di versioni preconfezionate.
A questa situazione non fanno eccezione i media italiani: nel Belpaese pochi giornalisti hanno dato versioni contrastanti rispetto alla cd Versione Ufficiale, secondo cui Putin sta vestendo i panni, pardon la pelle dell'Orso sovietico per seppellire le riottose ex province. Il Corriere della Sera sembra perdere in autorevolezza, accodandosi al mainstream mondiale di stampo atlantista, e non lo fa con reportage, dati, fatti: svolge il suo servile compito a colpi di editoriali, l'ultimo dei quali è comparso oggi a firma del vicedirettore Pierluigi Battista.
Per capire la disonestà intellettuale di certi pennivendoli, che infangano la categoria dei giornalisti, bisogna fare un passo indietro, confidando nella pazienza del lettore.
La guerra in corso tra Georgia e Russia meriterebbe molta attenzione, stante la situazione particolare della regione: nello specifico il casus belli è l'autonomia dell'Ossezia del Sud, i cui abitanti si ritengono legati più a Mosca che a Tbilisi, venendo tuttavia a trovarsi assoggettati a quest'ultima sin dal 1990 (anno di dissoluzione dell'URSS). Nel corso degli anni questo martoriato territorio (che ha un gemello nell'Ossezia del Nord, appartenente alla Russia) è stato sottoposto a dure vessazioni da parte del governo georgiano, finché la madrepatria russa, chiamata in soccorso dai sud-osseti, non è intervenuta, dispiegando una forza di interposizione. Questo già qualche anno addietro, tanto per la cronaca.
Dopo attentati vari e rivoluzioni rosa, gli USA hanno da poco messo un loro protetto al governo georgiano, ossia Saakashvili, che ha scalzato l'esperto Shevardnadze. Essendo la Georgia a cavallo del Caucaso, in una posizione strategicamente unica per le attività petrolifere e estrattive, gli Americani pensavano di avere fatto un buon colpo per i propri interessi. La strategia che aveva portato le loro armate segrete ai confini dell'impero ex sovietico aveva dato frutti molto importanti: già con l'insurrezione cecena avevano finanziato i vari Dudaev, Basaev e Mashkadov, finchè Lebed prima e Putin poi, non hanno riconquistato Grozny, mandando a monte gli intenti atlantisti.
In Georgia i cervelloni di Washington hanno ripetuto l'errore su scala maggiore, innescando il conflitto tra due Stati sovrani. Evidentemente avevano sottovalutato la megalomania del loro protetto, che dopo proclami di varia natura ed una cospicua fornitura bellica contrattata con Israele, ha deciso di annettersi l'Ossezia del Sud. Purtroppo per lui il grido di dolore degli osseti è stato udito a Mosca, dove Medvedev ha deciso di restituire il regalo georgiano.
Fin qui tutto chiaro? Evidentemente si, per chi ha un cervello, due orecchie e due occhi funzionanti. Viceversa, chi di mestiere fa il disinformatore non può permettersi questo lusso.
Nel prontuario della Propaganda l'assunto di Lenin (una bugia ripetuta cento volte diventa verità) è uno strumento di lavoro: leggendo gli editoriali di Pierluigi Battista apparsi sul Corriere, questa situazione è lampante. Nulla a che fare con gli omologhi pezzi di quella vecchia volpe di Sergio Romano, che da tempo ha sussulti di real politik (lui che è stato diplomatico di razza) e infila brandelli di verità laddove gli è possibile.
Ultimamente, invece, il Corriere si riempie di giornalisti i cui articoli sono quantomeno discutibili: Magdi C. Allam (mr. 22.000 € mensili), Guido Olimpio, Davide Frattini, per citarne qualcuno. Quando mancano, arriva la cavalleria, con Christopher Hitchens, Andrè Glucksmann e Bernard-Henry Lèvy.
Proprio questi ultimi due (in tandem) hanno lanciato un attacco mediatico affinché "Tbilisi non si trasformi in un'altra Sarajevo" (parole loro). Ogni volta che leggo un articolo del diabolico duo (che sia di uno solo o di entrambi) non posso che annotare la mia copia del Corriere con la matita blu, tanti sono gli inganni (niente errori, la buona fede si presume fino ad un certo punto) spacciati per verità.
A parte il riferimento alla capitale bosniaca (come se fossero stati solo i serbi a sparare, della strage del mercato nessuno si ricorda?), assurta a luogo comune della barbarie di marca serba, costoro scrivono scientificamente CONTRO la Russia e A FAVORE degli USA, giustificandone in pieno la politica estera.
Che si tratti di Iraq (meglio Allawi di Saddam, nonostante il computo delle vittime dica tutt'altro), di Cecenia (il terrorismo è solo quello di Al Qaeda), degli oligarchi russi (chissà perchè, quasi tutti con il Magen David Adom, proprio come Glucksmann e BHL) o dell'ultima boutade (la Georgia), gli ineffabili francesi si lanciano in un numero filosofico-circense con le solite costanti invariabili: Israele in pericolo, rischio di nuovo Olocausto, Auschwitz incombe e... gli USA (o i loro protetti) hanno ragione, in nome dei diritti umani, of course. Se non fosse la realtà crederei di vedere il seguito di V per Vendetta (I buoni vincono, i cattivi perdono e l'Inghilterra domina... diceva Lewis Prothero).
Per fortuna qualche giornalista si è accorto dell'andazzo imperante nel quotidiano milanese, reagendo di conseguenza: Fulvio Scaglione (vicedirettore di Famiglia Cristiana) ha recentemente inchiodato gli pseudo-moralisti alle loro responsabilità in uno stupendo articolo di commento.
Eppure il Corriere persevera nei suoi intenti mistificatori, con un editoriale, addebitabile al mai abbastanza criticato Pierluigi Battista: la canicola ferragostana deve avere dato alla testa del vicedirettore corrierista, che ha rimpolpato il comunicato del duo francese, già pubblicato in prima pagina dal Corrierone.
Il cavallo di battaglia utilizzato è stato il rischio di "un assolutismo etico": espressione roboante quanto vuota, visto l'armamentario propagandistico messo in campo dai francesi. Nove anni fa, contro il truce Milosevic, i kossovari meritavano tutta l'attenzione di Glucksmann e BHL, dice Battista: Shaakashvili invece è democratico e gli osseti sono volgari "secessionisti" (vestiti anche con camicie verdi?). Se è vero il detto "una scusa non richiesta è un'accusa manifesta", Battista, tentando maldestramente di salvare il "duo lescano" (©Fulvio Scaglione) dall'accusa di doppiopesismo, conferma la natura non disinteressata degli interventi d'Oltralpe.
In realtà tale difesa è ben poca cosa, non apportando nuovi argomenti a quelli sin qui visti: si vedono solo l'immancabile il solito presunto progetto iraniano contro Israele (chiamato Nuovo Olocausto, come se Tel Aviv non avesse oltre 200 testate nucleari e un esercito in grado di attaccare per primo senza temere reazioni) e la "celebrazione" dell'impegno di Glucksmann e BHL, manifestatosi anche in cause scomode come quella Darfur e del Tibet. Magicamente PLB dimentica che in Sudan e in Cina gli abusi vanno avanti da decenni, quando partner dei violatori dei diritti umani erano multinazionali europee e americane. Ora che Pechino si è fatta pericolosa anche in campo commerciale, partono queste denunce di disturbo (sacrosante per carità, ma prima questi moralisti dov'erano?).
Tutto molto marcio, viene da dire, parafrasando Bruno Pizzul. Ma tanto è accaduto, grazie all'apparato di propaganda che si fonda anche sul Corriere della Sera. Un apparato che scientemente ribalta i fatti, addebitando alla Russia un conflitto che ha più volte dimostrato di voler evitare (con l'invio di una forza d'interposizione da metà anni '90). Un apparato che nasconde gli interessi a stelle e strisce, giustificando invece un progetto azzardato, ai limiti del casus belli. Un apparato che sta trascinando l'Unione Europea e la NATO (organizzazioni di cui fa parte l'Italia, e a cui Tbilisi anela) ad uno scontro frontale con la Russia. Un apparato che conta (poco importa se volontariamente o meno) anche su Glucksmann, Lèvy e Battista.
Meglio ricordarsene, visto che stiamo andando incontro ad una vera e proprio roulette russa.
A questa situazione non fanno eccezione i media italiani: nel Belpaese pochi giornalisti hanno dato versioni contrastanti rispetto alla cd Versione Ufficiale, secondo cui Putin sta vestendo i panni, pardon la pelle dell'Orso sovietico per seppellire le riottose ex province. Il Corriere della Sera sembra perdere in autorevolezza, accodandosi al mainstream mondiale di stampo atlantista, e non lo fa con reportage, dati, fatti: svolge il suo servile compito a colpi di editoriali, l'ultimo dei quali è comparso oggi a firma del vicedirettore Pierluigi Battista.
Per capire la disonestà intellettuale di certi pennivendoli, che infangano la categoria dei giornalisti, bisogna fare un passo indietro, confidando nella pazienza del lettore.
La guerra in corso tra Georgia e Russia meriterebbe molta attenzione, stante la situazione particolare della regione: nello specifico il casus belli è l'autonomia dell'Ossezia del Sud, i cui abitanti si ritengono legati più a Mosca che a Tbilisi, venendo tuttavia a trovarsi assoggettati a quest'ultima sin dal 1990 (anno di dissoluzione dell'URSS). Nel corso degli anni questo martoriato territorio (che ha un gemello nell'Ossezia del Nord, appartenente alla Russia) è stato sottoposto a dure vessazioni da parte del governo georgiano, finché la madrepatria russa, chiamata in soccorso dai sud-osseti, non è intervenuta, dispiegando una forza di interposizione. Questo già qualche anno addietro, tanto per la cronaca.
Dopo attentati vari e rivoluzioni rosa, gli USA hanno da poco messo un loro protetto al governo georgiano, ossia Saakashvili, che ha scalzato l'esperto Shevardnadze. Essendo la Georgia a cavallo del Caucaso, in una posizione strategicamente unica per le attività petrolifere e estrattive, gli Americani pensavano di avere fatto un buon colpo per i propri interessi. La strategia che aveva portato le loro armate segrete ai confini dell'impero ex sovietico aveva dato frutti molto importanti: già con l'insurrezione cecena avevano finanziato i vari Dudaev, Basaev e Mashkadov, finchè Lebed prima e Putin poi, non hanno riconquistato Grozny, mandando a monte gli intenti atlantisti.
In Georgia i cervelloni di Washington hanno ripetuto l'errore su scala maggiore, innescando il conflitto tra due Stati sovrani. Evidentemente avevano sottovalutato la megalomania del loro protetto, che dopo proclami di varia natura ed una cospicua fornitura bellica contrattata con Israele, ha deciso di annettersi l'Ossezia del Sud. Purtroppo per lui il grido di dolore degli osseti è stato udito a Mosca, dove Medvedev ha deciso di restituire il regalo georgiano.
Fin qui tutto chiaro? Evidentemente si, per chi ha un cervello, due orecchie e due occhi funzionanti. Viceversa, chi di mestiere fa il disinformatore non può permettersi questo lusso.
Nel prontuario della Propaganda l'assunto di Lenin (una bugia ripetuta cento volte diventa verità) è uno strumento di lavoro: leggendo gli editoriali di Pierluigi Battista apparsi sul Corriere, questa situazione è lampante. Nulla a che fare con gli omologhi pezzi di quella vecchia volpe di Sergio Romano, che da tempo ha sussulti di real politik (lui che è stato diplomatico di razza) e infila brandelli di verità laddove gli è possibile.
Ultimamente, invece, il Corriere si riempie di giornalisti i cui articoli sono quantomeno discutibili: Magdi C. Allam (mr. 22.000 € mensili), Guido Olimpio, Davide Frattini, per citarne qualcuno. Quando mancano, arriva la cavalleria, con Christopher Hitchens, Andrè Glucksmann e Bernard-Henry Lèvy.
Proprio questi ultimi due (in tandem) hanno lanciato un attacco mediatico affinché "Tbilisi non si trasformi in un'altra Sarajevo" (parole loro). Ogni volta che leggo un articolo del diabolico duo (che sia di uno solo o di entrambi) non posso che annotare la mia copia del Corriere con la matita blu, tanti sono gli inganni (niente errori, la buona fede si presume fino ad un certo punto) spacciati per verità.
A parte il riferimento alla capitale bosniaca (come se fossero stati solo i serbi a sparare, della strage del mercato nessuno si ricorda?), assurta a luogo comune della barbarie di marca serba, costoro scrivono scientificamente CONTRO la Russia e A FAVORE degli USA, giustificandone in pieno la politica estera.
Che si tratti di Iraq (meglio Allawi di Saddam, nonostante il computo delle vittime dica tutt'altro), di Cecenia (il terrorismo è solo quello di Al Qaeda), degli oligarchi russi (chissà perchè, quasi tutti con il Magen David Adom, proprio come Glucksmann e BHL) o dell'ultima boutade (la Georgia), gli ineffabili francesi si lanciano in un numero filosofico-circense con le solite costanti invariabili: Israele in pericolo, rischio di nuovo Olocausto, Auschwitz incombe e... gli USA (o i loro protetti) hanno ragione, in nome dei diritti umani, of course. Se non fosse la realtà crederei di vedere il seguito di V per Vendetta (I buoni vincono, i cattivi perdono e l'Inghilterra domina... diceva Lewis Prothero).
Per fortuna qualche giornalista si è accorto dell'andazzo imperante nel quotidiano milanese, reagendo di conseguenza: Fulvio Scaglione (vicedirettore di Famiglia Cristiana) ha recentemente inchiodato gli pseudo-moralisti alle loro responsabilità in uno stupendo articolo di commento.
Eppure il Corriere persevera nei suoi intenti mistificatori, con un editoriale, addebitabile al mai abbastanza criticato Pierluigi Battista: la canicola ferragostana deve avere dato alla testa del vicedirettore corrierista, che ha rimpolpato il comunicato del duo francese, già pubblicato in prima pagina dal Corrierone.
Il cavallo di battaglia utilizzato è stato il rischio di "un assolutismo etico": espressione roboante quanto vuota, visto l'armamentario propagandistico messo in campo dai francesi. Nove anni fa, contro il truce Milosevic, i kossovari meritavano tutta l'attenzione di Glucksmann e BHL, dice Battista: Shaakashvili invece è democratico e gli osseti sono volgari "secessionisti" (vestiti anche con camicie verdi?). Se è vero il detto "una scusa non richiesta è un'accusa manifesta", Battista, tentando maldestramente di salvare il "duo lescano" (©Fulvio Scaglione) dall'accusa di doppiopesismo, conferma la natura non disinteressata degli interventi d'Oltralpe.
In realtà tale difesa è ben poca cosa, non apportando nuovi argomenti a quelli sin qui visti: si vedono solo l'immancabile il solito presunto progetto iraniano contro Israele (chiamato Nuovo Olocausto, come se Tel Aviv non avesse oltre 200 testate nucleari e un esercito in grado di attaccare per primo senza temere reazioni) e la "celebrazione" dell'impegno di Glucksmann e BHL, manifestatosi anche in cause scomode come quella Darfur e del Tibet. Magicamente PLB dimentica che in Sudan e in Cina gli abusi vanno avanti da decenni, quando partner dei violatori dei diritti umani erano multinazionali europee e americane. Ora che Pechino si è fatta pericolosa anche in campo commerciale, partono queste denunce di disturbo (sacrosante per carità, ma prima questi moralisti dov'erano?).
Tutto molto marcio, viene da dire, parafrasando Bruno Pizzul. Ma tanto è accaduto, grazie all'apparato di propaganda che si fonda anche sul Corriere della Sera. Un apparato che scientemente ribalta i fatti, addebitando alla Russia un conflitto che ha più volte dimostrato di voler evitare (con l'invio di una forza d'interposizione da metà anni '90). Un apparato che nasconde gli interessi a stelle e strisce, giustificando invece un progetto azzardato, ai limiti del casus belli. Un apparato che sta trascinando l'Unione Europea e la NATO (organizzazioni di cui fa parte l'Italia, e a cui Tbilisi anela) ad uno scontro frontale con la Russia. Un apparato che conta (poco importa se volontariamente o meno) anche su Glucksmann, Lèvy e Battista.
Meglio ricordarsene, visto che stiamo andando incontro ad una vera e proprio roulette russa.

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