domenica 19 ottobre 2008

La privacy di Internet: il caso Facebook

Facebook è il nuovo fenomeno della Rete: dopo Messenger e Skype per (video)chiamare gratis, dopo Youtube con i video a richiesta, è stata la volta dei social network, reti sociali in cui ordinare i proprio contatti secondo il settore di "conoscenza". Abbiamo così Facebook, Badoo e MySpace , più orientati verso il tempo libero, LinkedIn e Viadeo diretti su lavoro e professioni.
Queste "piazze virtuali" hanno consentito ai partecipanti di estendere la propria vita anche dal punto di vista telematico. Già Second Life ha tentato un approccio di questo genere, ma tra virtuale e reale permane una separazione netta: viceversa Facebook, il social network più popolare, ha consentito una transizione "morbida" tra Mondo e Internet, rendendo veramente alla portata di tutti la creazione di un profilo telematico, ossia di un avatar (incarnazione in sanscrito) con cui muoversi nella Rete. Il successo di questa innovazione è stato tale che i media hanno recepito prontamente l'onda lunga del successo, tanto da riservare regolarmente spazi al nuovo fenomeno, quasi a voler "sbattere il mostro in prima pagina". Meccanismi mediatici già visti e rivisti, che tuttavia paiono cogliere nel segno, soprattutto quando si tratta di audience (Youtube docet).

Tale novità, e qui sta il punto più importante, non poteva passare inosservata agli occhi dei Garanti UE della Privacy, che hanno incalzato FB e consimili sino a raggiungere il primo risultato: da ieri (sabato 18) è impossibile trovare dati tramite una ricerca da Google. Ergo, se qualcuno vuole notizie sull'account di una specifica persona deve prima iscriversi alla piazza virtuale e poi effettuare la ricerca in loco.
Non una cosa trascurabile, no di certo. Tuttavia, nessuno ignora che una volta espletata la prima formalità (l'iscrizione), il "ricercatore" non ha che da creare o inserirsi in una cerchia più ristretta di amicizie (fan club, ex alunni, gruppi di interesse: esiste comunque la possibilità di "richiedere l'autorizzazione" per impedire a chicchessia la visione di dati "personali") venendo poi ad acquisire luna discreta mole di notizie, che poi possono essere divulgate al di fuori della cerchia originale.
E' una disavventura che può capitare a chiunque: basti pensare a Sarah Palin (candidata repubblicana nel ticket presidenziale) la gravidanza della cui figlia è stata corredata di notizie tratte da Facebook, e più precisamente dal profilo del futuro padre (per la serie "nessuna buona azione rimarrà impunita").

Questo è quanto. Rimane palese che non si può più essere trascinati dai vari fenomeni di turno, pretendendo di volta in volta o l'applicazione di anacronistiche norme (diritto d'autore e Youtube) o l'invocazione del lassez faire: queste situazioni di confine saranno sempre più frequenti e il Diritto è chiamato a tracciare la rotta, non a seguirla.

1 commenti:

stuarthwyman ha detto...
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