domenica 12 ottobre 2008

Piuttosto che niente, meglio piuttosto? Riflessioni economiche assortite

Tra alti e bassi, la crisi è arrivata. Intendiamoci, non che ci sia una massa di straccioni per le strade, per lo meno non ancora. La crisi, come canta Morgan nel brano omonimo, c'è sempre quando qualcosa non va. Da tempo qualcosa ostruiva gli ingranaggi della vita economica e finanziaria di buona parte dell'Orbe terracqueo? Domanda retorica, con il senno di poi: una, dieci, mille bolle speculative, dal grano al petrolio, dalla borsa immobiliare alla concessione di mutui non garantiti. Fino alla possibile monetarizzazione dell'acqua, prossimo obiettivo in agenda per i burattinai dell'economia.

Tornando alla crisi, il lungimirante Tremonti lo aveva detto tempo addietro: obbligato a fare le nozze con i fichi secchi, ossia sistemare i conti pubblici dello Stato italiano, aveva posto l'accento sulle svendite passate del patrimonio pubblico. Con queste "rivelazioni" aveva raggiunto due obiettivi: primo, attaccare i suoi potenziali nemici (certa stampa,espressione dei potentati che beneficiarono della svendita) e secondo, porre la base per tornare a parlare di mano pubblica nel capitalismo. Quella mano pubblica concretizzata dal Regime Fascista con l'IRI nel 1933 (Beneduce domino) per frenare la Crisi del 1929 e che frenò le varie crisi posteriori. Quella mano pubblica diventata ingombrante clientelare con i vari governi democratici.

Se la ricostituzione dell'IRI pare una soluzione più temporanea che definitiva, altri sono i problemi che si sono ammassati alle porte: in particolare l'euro, di cui si torna a parlare come scudo europe contro i problemi americani. La realtà, nonostante i proclami di Prodi, è differente: la moneta unica, infatti, ha causato un'inflazione reale del 40%, o per lo meno l'ha agevolata, permettendo ai mediatori della catena economica un vero e proprio "saccheggio" a detrimento di produttori, dettaglianti e soprattutto consumatori. Tutto previsto già nel 2001 e tutto puntualmente verificatosi, senza che un solo Governo (di destra o di sinistra poco importa) facesse qualcosa. Ora se qualcuno si chiede che fine abbiano fatto gli italiani rispamiatori, meglio rispondergli che quanto accumulato generazione dopo generazione, è finito tutto per tentare di arginare il disastro dell'euro. Con risultati pari o nulli, visto che ora l'italiano medio viaggia con tassi di indebitamento (mutui, finanziamenti ratealizzati, tasse) in pieno stile americano.

Una catastrofe silenziosa, quella dell'euro, che ora rischia di fare il paio con la crisi economica attuale. Gli esaltatori del libero mercato, tutti a spartirsi gli utili nei bei momenti , ora invocano la tetta dello Stato, per socializzare le perdite. Qualche mese addietro, per esempio, la Confindustria dirottò il primo Governo Berlusconi, cancellando la legge sulla class action. Ora la Presidentessa della medesima associazione blatera ancora di libero mercato: una bugia bella e buona per chi conosce la Storia, non per i Giavazzi e gli Alesina, che imbrattano il Corriere della Sera per le loro elucubrazioni.
Il mercato, per la cronaca, è SEMPRE stato drogato: il liberismo è un'utopia, come il comunismo. Basta vedere cosa succede nei civilissimi USA: se un capitalista sgarra e non è abbastanza amico di chi è al comando (o l'ha combinata troppo grossa), viene condannato con sentenze pesantissime. Basti pensare alla Enron, tra i primi contribuenti della campagna Bush, che non è stata salvata, avendo mietuto disastri oltre un certo limite.

Ci sarebbe da dire molto altro, sul 1929, sugli USA economia di guerra, sui retroscena del crollo di Lehman, ma preferisco lasciarvi con un filmato comico, che illustra alla perfezione lo stato "comatoso" del mondo bancario italiano... Buona domenica!



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