martedì 7 ottobre 2008

Quel maledetto ruotino...

La magia dello sport è sorprendente: passano gli anni, passano i campioni, non passano eventi, facce, fatti. Sabato scorso, per esempio, dopo una tiratissima partita a calcetto (per la cronaca, sconfitta pesante) è stato suggestivo rievocare personaggi che parevano spariti, nei meandri della memoria piuttosto che nelle pieghe della vita reale.
Così, da un ruotino di Lentini lo spogliatoio è passato a incidenti meno pesanti ma altrettanto drammatici dal punto di vista sportivo: prima di quel sinistro automobilistico, il Gigi rossonero era un fenomeno senza concorrenza. Con lui sulla fascia, indifferentemente destra o sinistra, l'Italia di Sacchi avrebbe schiantato il Brasile e le altre pretendenti al Mondiale di USA '94. Ma fu il Fato a decretare anzitempo il depennamento di entrambe le ali: azzurre Alex Bianchi dell'Inter incappò in un grave infortunio muscolare e il predetto Lentini si schiantò a tutta velocità con la sua Porsche.
Tuttavia, altri calciatori, meno noti ma non per questo meno talentuosi, hanno visto la loro carriera stroncata per motivi abbastanza futili: Edoardo Bortolotti, difensore bresciano destinato ad altissimi traguardi, dalla Roma alla nazionale Under21, perse tutto per due volte. Prima la frattura del perone lo costrinse ad una forzata lontananza dai campi di gioco, poi una sniffata di cocaina lo fece incogliere nelle maglie dell'antidoping, causandone la rescissione per giusta causa del contratto sottoscritto con il Brescia. Ricominciò con il Palazzolo, ma era tutto troppo pesante: si ritirò a soli 25 anni, nel 1995, e scelse di suicidarsi, questa volta non solo professionalmente. Talento sprecato, in tutti i sensi.
Un'altra faccia nella nebbia dei ricordi è quella di Gianluca Francesconi, promettente terzino romano. Nessuno si spiega come mai non abbia raccolto i frutti che il suo talento gli avrebbe consentito, "accontentandosi" di girovagare per i campi minori (serie C1): forse la possibile chiave di lettura risiede nella prematura morte del padre. Evento traumatico che ne tarpò le ali, per lo meno così mi raccontò un mio professore universitario, sfegatato ultrà genoano, che vide personalmente all'opera il giocatore, e notò anch'egli l'immenso potenziale non sfruttato.
Tra i campioni colpiti da un pesante lutto e spinti quasi sul fondo vi è pure un certo Alex Del Piero: prima dell'infortunio che lo incolse nel tardo 1998 sul campo di Udine, era un fuoriclasse con pochi eguali. La già non facile ripresa dal suo ko fu aggravata dalla notizia che il padre era stato colpito da un tumore. Alessandro, evidentemente scosso da questa notizia, non riuscì a tornare il giocatore che fa la differenza, divenendo anzi un ectoplasma, tanto che più di un compagno lo chiamò l'intubato, per quel suo "dover giocare" imposto dalla società (la Juventus) all'allenatore (Carlo Ancelotti). Due stagioni (1999-2000 e 2000-2001) e altrettanti scudetti gettati via nelle ultime giornate, un trauma per la Juve, che alla fine dovette arrendersi al ritorno in panchina di Marcello Lippi. Comunque sia, oggi Del Piero è tornato a livelli discreti, anche se ogni tanto regala barlumi della sua antica classe, come questo gol al Bari, siglato proprio pochissimi giorni dopo la morte del padre.

Nello sport extracalcistico, il mondo dei motori ha riservato qualcosa di simile alle vicende di Lentini: nel motociclismo, Manuel Poggiali, pilota sanmarinese, vinse due titoli (125 nel 2001 e 250 nel 2003), poi sparì dagli schermi televisivi; è riapparso solo nel 2008 con qualche discreta gara in 250, ritirandosi definitivamente ad agosto, ad appena 25 anni. Sui motivi del suo crollo quasi verticale dal 2003 in poi, nessuna spiegazione.
Una qualche ragione, viceversa, ce l'ha il centauro cesenate Lorenzo Lanzi: dopo il fulminante esordio in SBK nel 2005 (due vittorie per lui), la prematura scomparsa del padre, avvenuta nell'ottobre del medesimo anno (durante una sessione di supermotard) lo ha frenato non poco, impedendogli di cogliere i meritati successi. Nonostante la Ducati ufficiale lo abbia voluto a fianco di Troy Bayliss per il biennio 2006-2007, i risultati sperati non sono arrivati. Nel 2008 pare tornato a buoni livelli: grazie all'appoggio del RG Team (satellite Ducati) ha colto una prestigiosa vittoria in quel di Valencia.
Ed è una conclusione che fa ben sperare, tanto per il mai troppo retorico bene dello sport quanto per i destini dei singoli.

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