"I want to believe" recava il celebre manifesto di X Files, telefilm simbolo per un'intera generazione alla ricerca di misteri e, magari, di soluzioni. Oggi dopo più di una decade, 9 stagioni e due film (l'ultimo è inguardabile), quella dichiarazione, che ha influenzato gli interessi di molti, (me compreso) risuona un pochino beffarda nei miei ricordi. Specialmente se paragono quegli anni (e quei "formidabili" misteri) a questi, che età a parte, mi paiono più una degenerazione che un'evoluzione.
A metà degli anni '90 la TV non produceva nulla di concreto e Internet era in fase di rodaggio: X Files colpì l'immaginario collettivo con un impatto che oggidì è comparabile solo al fenomeno Lost. Tuttavia nell'ultima decade abbiamo assistito all'esplosione della Rete, che ha reso accessibili milioni di dati altrimenti irraggiungibili: il mondo dei misteri ne ha beneficiato, indubbiamente, ma i filtri critici che prima erano dati dalla pubblicazione cartacea (basti pensare al Giornale dei Misteri) sono venuti meno grazie alla "democrazia" internettiana.
Questo, purtroppo, non è stato l'unico "male" registrato: con la Presidenza Bush e l'innalzamento dell'allarme terroristico (di qualunque origine esso sia), l'interesse dei cd. complottisti è passato dai piccoli alieni grigi alle cospirazioni internazionali gestite da cricche ben ammanicate (anche queste preconizzate da XF). Il mondo dei misteri, stante l'esplosione di siti e e-zine, pare passato dall'analisi critica alla creduloneria, rendendo così facile il gioco al massacro da parte dei debunker.
Narrato così, sembrano passati eoni tra la mia beata ed ignorante gioventù e l'epoca odierna, ma il passo è stato meno lungo di quanto si creda, venendo agevolato da alcuni media che hanno acriticamente portato in prima serata il Mistero. Dopo qualche esperimento (MisterO con Maria Rosaria Omaggio) il genere fu tenuto a battesimo da Lorenza Foschini con Misteri, il cui argomento "eretico" veniva bilanciato dalla presenza in studio di ospiti, più o meno autorevoli, divisi in opposte fazioni: programma interessante, che a partire dal 1994 pur con qualche svarione (tipo la semi-bufala di Santilli) portò ascolti , informazione e dibattito nelle case di tutti gli italiani.
Dagli anni '90 ad oggi sarebbe stato lecito aspettarsi un'evoluzione del genere, quantomeno dalla TV di Stato (che viene mantenuta soprattutto dai contribuenti): viceversa pare esserci stato un abbassamento della qualità, il cui esempio massimo rimane Voyager, ideato e condotto da Roberto Giacobbo. Costui, dopo anni di onesta militanza (prima da redattore creativo, poi da presentatore) dovette passare da reti minori per riproporre contenuti simili a quelli di Misteri (di cui Giacobbo era uno degli autori): nel 1999 arrivò così Stargate su TMC (ora La7) spinto dall'omonimo telefilm di fantascienza che lo precedeva.
Nel 2003 il nostro tornò da Mamma Rai, mentre La7 passò la sua creatura al noto scrittore Valerio Massimo Manfredi, riducendo nel contempo i contenuti originali. La trasmissione divenne una sorta di scatolone vuoto, come pure la gemella Atlantide: evidentemente era meglio acquisire i documentari di Discovery e History Channel piuttosto che produrre in proprio: ilogica conseguenza di questa politica è stato il crollo degli ascolti.
Giacobbo, viceversa, ha raccolto un discreto manipolo di fan: prezzo di questa crescita è stata la progressiva perdita di qualità, mostratasi sotto forma di carenza di senso critico nelle proprie indagini.
Intendiamoci, qualche licenza poetica mi non sarebbe dispiaciuta, però quando lo spettatore assiste alla diminuzione dei filtri tra Realtà e Finzione, allora qualche dubbio può ben sorgere. E' stata questa caratteristica a farmi desistere dal vedere Voyager: sia chiaro, non sono mai stato un fan dell'informazione omologata di Piero Angela e figlio nè tantomeno un sostenitore del CICAP, ma guardare una puntata di Voyager è uno strazio insopportabile.
Venerdì scorso (17 ottobre) mi sono fatto forza, visto che all'ordine del giorno vi era la trattazione delle controverse "Pietre di Ica": dopo quasi un'ora di aria fritta ho realizzato che finché permane Giacobbo, i Guardiani del Sistema (CICAP in testa) possono dormire sonni tranquilli. La faciloneria nell'analizzare fenomeni e personaggi è stata tale che i "si dice", "in via confidenziale", "si pensa" hanno vinto la loro lotta con la logica e il buon senso.
Procediamo con ordine: le Pietre di Ica sono peculiari perché recano incisioni di animali sconosciuti o di scene "incompatibili" con l'evoluzione umana conosciuta (trapianti di vari organi, combattimenti tra uomini e dinosauri, osservazioni astronomiche).
In passato sia la BBC che lo Skeptical Dictionary hanno analizzato il caso, stabilendo la falsità delle pietre in questione: Voyager avrebbe potuto effettuare una sorta di "processo d'appello", rianalizzando testimoni e reperti, presentandone le risultanze allo spettatore. Purtroppo non è accaduto nulla di tutto questo.
Nel 1966 si apre la saga di Ica, piccola cittadina peruviana, quando il medico condotto Javier Cabrera Durquea (JCD per brevità) viene ripagato di una visita ad un campesino con una pietra recante l'incisione di uno "strano" pesce. Il dottore utilizza questo dono come soprammobile e non sembra dargli peso finché un paio di anni più tardi un amico biologo, in visita presso di lui, identifica il soggetto inciso come un "pesce estinto": primo dubbio, lo sapevano i due, che esiste il celacanto, ri-scoperto proprio negli anni '50?
Lasciato insoluto questo primo interrogativo, scopriamo che a quel punto JCD richiama il suo campesino donatore e si fa indicare il punto dove ha raccolto la prima pietra, scoprendone a sua volta molte altre: da notare che in quarant'anni JCD non svela a nessuno dove ha raccolto il suo "solido" patrimonio, aggiungendo in tal modo dubbi sulla sua credibilità.
Il totale della raccolta ammonta a circa 11.000 (undicimila) pezzi, e qualche generico dubbio sulla loro genuinità potrebbe venire. Si scopre che due campesinos hanno riconosciuto le loro colpe (o i loro meriti?), ma l'ineffabile Giacobbo nega ogni valore a questa dichiarazione, in quanto in Perù il traffico di reperti è sanzionato molto più duramente rispetto alla semplice contraffazione. In effetti migliaia di pezzi per due soli autori sono un po' troppi ma nulla esclude che la filiera del falso possa essere più estesa di quanto riferito.
Un altro aspetto, particolarmente controverso, riguarda i soggetti ritratti: interventi chirurgici a cuore aperto, parti cesarei, cannocchiali, uomini e dinosauri insieme, trapianti di cervello, di cuore e di reni, macchine volanti. Non si può parlare di falso, rilancia Voyager, anche perché il prezzo (esiguo) a cui queste pietre vengono vendute ai turisti, non sostiene i lavoro profuso. Probabilmente, maligno io, qualcuno ha inventato il masterizzatore di pietre. Più verosimilmente le incisioni non richiedono questa grande fatica, per le seguenti ragioni:
1. Lo strato superficiale dell'andesite (il materiale delle pietre) non è così duro come vogliono farci credere, quindi le incisioni non richiedono sforzi sovrumani.
2. Le immagini incise sono quasi infantili, stilizzate. Non sono paragonabili alle tavole di Leonardo, per intenderci. Chiunque avrebbe potuto prendere ad esempio fumetti o fotografie e realizzarne (brutte) copie su pietra.
Ergo ogni pietra non richiede giorni di lavorazione, ma tutt'alpiù poche ore.
Il meglio di Giacobbo arriva con le affermazioni "autorevoli" piazzate a bella posta: Il "mondo accademico" e la "Scienza" prima datano le pietre a 12.000 (dodicimila) anni poi, visto che ciò costringerebbe a riscrivere i manuali di Storia, non accettano i risultati.
Parlare di "Scienza" è fuorviante: esiste una comunità scientifica, che raggruppa scienziati con diverse opinioni nei rispettivi campi del sapere. La datazione, poi, sembra effettuata a spanne: non potendosi utilizzare il radiocarbonio (a meno che le pietre siano esseri viventi :), cosa potranno avere mai usato gli scienziati?
Un'altra obiezione, poi, riguarda la mancanza di riferimenti storici: sarà che gli Incas non hanno lasciato molte testimonianza scritte (i conquistadores non avevano fama di bibliofili), ma vi sono solo due citazioni riguardanti le pietre. La prima nelle Noticias Historiales dello spagnolo Pedro Simon (1626), tutt'ora conservate alla Bibliotheque Nationale di Parigi; la seconda, abbastanza vaga, di un tale Juan de Santa Cruz, afferma che "pietre di potere" venivano incluse nel corredo funerario dei notabili Incas. Abbastanza poco per pietre che dovrebbero riscrivere la Storia.
A questo punto, dopo la rivelazione confidenziale sull'esame dei militari, la datazione precedente viene contraddetta dal dr. Cabrera, che in un'intervista resa poco prima di morire (nel 2002) data le pietre a 65 milioni di anni fa, ossia all'epoca della scomparsa dei dinosauri. Un'affermazione decisamente forte, che infatti Giacobbo tenta di ammorbidire arrampicandosi sugli specchi: non è possibile, dice il nostro eroe, che esista una "bolla ecologica" (o più bolle) in cui i dinosauri sono sopravvissuti? E via con le testimonianze, dall'Amazzonia ai Nativi americani, dimenticandosi però di Nessie in Scozia e del Mokele m'bembe in Camerun. Come prima, di risposte neanche l'ombra: in compenso si ipotizza che la presenza dell'Uomo possa essere retrodatata. E menomale, dico io!
Purtroppo anche questa è una falsa pista: appare tale Dennis Swift, cordiale ricercatore (termine un po' troppo vago) che parla delle raffigurazioni degli Anasazi (un mistero nel mistero, visto che sono scomparsi lasciando pochissime tracce), poi vengono citati in ordine sparso dei veri e propri OOPART (Out Of Place Artefacts - Oggetti fuori dalla loro epoca), ma quest'elencazione pare più una cortina fumogena che un punto a favore della veridicità delle pietre di Ica. Alla fine salta fuori ancora l'aneddoto di Peter Tompkins (pace all'anima sua), secondo cui una particolare erba, trattata e distillata, potrebbe essere il segreto per manipolare la pietra (si citano le Mura di Cuzco).
Voyager potrebbe concludere qui la sua trattazione, ma Giacobbo continua con le mitiche analisi: da un esame su due pietre della collezione Cabrera (esame in cui sarebbero andate rotte due lame diamantate) non arrivano risultati univoci, tant'è che alla fine rimane il solito dubbio, il solito mantra della "Scienza che non dà risposte definitive". A questo punto mi chiedo se la trasmissione sia diventata un ricovero per filosofi del dubbio, anzichè un contenitore giornalistico. La mia domanda purtroppo è retorica, ma vedo che c'è qualcuno messo peggio di Giacobbo: la scrittrice (di cosa, verrebbe da chiedersi) Maria Carmen Olazar racconta che l'Universidad Autonoma de Madrid ha effettuato analisi sul alcune pietre, simili a quelle di Ica, ritrovate da un'altra èquipe in luogo diverso rispetto a quello di Cabrera. La datazione spazia da un massimo di 99.000 anni fa sino al V sec d.C. : anche in questo caso piacerebbe conoscere il metodo utilizzato, nonostante i proclami di Giacobbo sul dover riscrivere la Storia (casomai queste pietre dovessero essere dichiarate autentiche, così en passant).
Potrebbe finire così? No (e due), lo strazio è destinato a durare con le analisi di Swift, il quale, parlando di analisi comparativa rivela che un laboratorio a cui ha portato alcune pietre (una falsa, due vere) ha distinto quelle originali. Chiaramente il nome di detto laboratorio non è stato detto, però quantomeno si è proseguiti citando a senso gli accumuli di salnitro. Peccato che Giacobbo si dimentichi di citare le precedenti analisi di Vicente Paris, che scoprì tracce di moderna carta vetrata.
Qui è finita la parte dedicata al mistero di Ica. Deogratias, verrebbe da dire (e infatti lo dico :). I coraggiosi (o masochisti, dipende dai punti di vista) che hanno continuato nella visione della puntata potrebbero continuare quest'odissea nello strazio. Oggi, per fortuna di chi legge, ho esaurito le energie, per cui accontentatevi di sapere che hanno parlato di abduction (unica cosa intelligente l'intervista al prof. Jacobs, inopinatamente tagliata e ricucita), cerchi nel grano (con filmati interessanti), la vita "segreta" di Jules Verne e l'immancabile Rennes le Chateau :). That's all folks!



5 commenti:
Ciao Kolza! Da molto tempo non scrivevo sul tuo blog!
Ai primi tempi di Stargate, gli amici si divertivano quando imitavo Giacobbo sfregandomi le mani e dicendo "Piu' dubbi che certezze, piu' domande che risposte...". Insomma all'epoca ci straziavamo perche' i misteri proposti dalla trasmissione restavano tali, e per due ore sospiravamo fino alla fatidica frase di cui sopra.
Da molto non guardo la tivu', per cui non so, oggi Giacobbo e' arrivato all'opposto? Presenta risposte facili e felici per tutti?
Da un lato le sue trasmissioni fanno storcere il naso a noi trentenni, che abbiamo letto in abbondanza di paleo-astronautica, Hera, Archeologia Probita e una marea di siti internet; dall'altro possono essere utili ad avvincere a questi temi bambini e adolescenti.
Mi sforzo di vedere il bicchiere mezzo pieno...
Evviva i misteri!!! :-D
Sì, sì, quel fan club di Giacobbo l'ho creato io :-P
Grazie mille per il commento, CIAO!!!
Ciao Aladar,
Come ben sai sono un cultore di mysteri (per dirla alla Martin Mystere), ma Giacobbo è passato da una fase di "svelamagagne" del Sistema (rigorosamente nascosto in seconda serata o giù di lì) a "nebbificatore" (passami il neologismo) delle 21 in concorrenza a Paperissima (corazzata di Mediaset). Insomma, si nasce da incendiari e si muore da pompieri?
Forse il vero merito di Giacobbo è aver sdoganato il mistero presso il grande pubblico. Quella sparuta minoranza che si ricorda Kolosimo e Roberto Pinotti (non solo per averne letto i libri, ma anche per averli visti in TV) non può che notare la differenza...
Va bene per il bicchiere mezzo pieno, speriamo solo che non sia di candeggina :)
Saludos
Kolza
Ciao Davide (lario3),
Bellissime quanto essenziali le tue vignette su Giacobbo (lario3.splinder.com/). Evidentemente il lago ispira... tant'è che a Como ho fatto l'Università dell'Insubria (erano gli anni del Giacobbo furioso :)
A presto
Kolza
Hola desde España,
mi web: PIEDRAS DE ICA / PIETRE DI ICA:
http://piedradeica.blogspot.com/
puede traerme más de 200 piedras en España y tengo una gran colección, invito a quien quiera a verlas.
Gracias, Abraham Veciana Gutiérrez, Un saludo y felices fiestas.
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