venerdì 29 agosto 2008

Quando tocca a te...

Quando si ritorna al lavoro, e fuori c'è il sole...
quando dentro hai la rabbia come unico motore, e non sai perché
quando vorresti vederci chiaro, e tutt'intorno c'è solo nebbia
quando è il tuo compleanno, ma la festa è per qualcun altro

Per tutti queste situazioni c'è una canzone di Ligabue (ai tempi in cui scriveva tutti gli album... e non solo i singoli :) che può aiutare...

Quando tocca a te

Per ogni giorno caduto dal cielo
e capitato bene o male a terra
con la tua guerra che
non c'e' chi perde
ne' pero' chi vince

Per ogni amore sbagliato d'un pelo
oppure perso giocandolo a morra
o atteso in coda col tuo numerino
e sei il solo a non spingere

Per ogni ora passata in campo
e non ti sporchi neanche la maglietta
Ci vuol sudore e un minimo di cuore
se non vuoi lo zero a zero

per ogni passo strisciato, stanco
e, nel frattempo, tutto
il resto e' fretta
e la scelta e' o resti fuori
o corri per davvero

C'e' chi corre e chi fa correre
e c'e' chi non lo sa
io so solo che, io so solo che
Quando tocca a te
quando tocca a te
quando tocca a te
tocca a te

Per ogni schiaffo avuto e da avere
e non ti restano piu' guance da offrire
e quella mano sempre troppo uguale
che non sai evitare

Per ogni storia andata a finire
nel modo che fa sempre sbadigliare
e in questa festa sei nell'angolino
e non vuoi disturbare
c'e' chi sceglie e chi fa scegliere
e c'e' chi non lo sa
io so solo che, io so solo che

Quando tocca a te
quando tocca a te
quando tocca a te
tocca a te
Quando tocca a te
quando tocca a te
quando tocca a te
tocca a te

giovedì 28 agosto 2008

L'(in)utilità di Youtube: un caso personale

Qualche giorno fa evidenziavo la nebulosità del diritto d'autore nel mondo moderno e, più specificamente, le problematiche relative alla condivisione di file video su Internet. Ieri ho avuto una riprova di quanto vado dicendo: dopo quattro giorni in quel di Monaco, mi è pervenuta una mail con cui Youtube mi annunciava la sospensione del mio account in via permanente., con conseguente cancellazione di tutti i miei video.
A fronte di questo accaduto non mi straccio le vesti, invocando la libertà d'espressione e quant'altro. Conosco sin troppo bene il comportamento delle multinazionali (non tutte, la maggior parte) in materia di copyright per stupirmi del pilatismo di Youtube, però ritenevo che fosse chiara la diversità tra chi, come me, posta singole sequenze di film, e chi, disinteressandosi di ogni tutela della proprietà intellettuale, carica interi film. Due categorie di utenti nettamente differenti.

Tale situazione, tuttavia, non dev'essere apparsa così chiara a YT: a fronte di una segnalazione (la major o qualche delatore, poco importa) il mio account è stato terminato, dopo altri eventi simili (Telecom Italia Media per alcuni spezzoni di Crozza Italia).
A mia scusante va anche la totale mancanza di lucro dei video immessi: questo è poco importato a lor signori, che forti della repressiva normativa americana denominata Copyright Act, hanno contrassegnato i miei contributi filmati come violazioni pericolossime. Si potrebbe ribattere a costoro che il cinema di Hollywood è nato colà proprio per un brevetto tutelato a New York (e non in California), ma oramai vale l'assunto giolittiano sulla legge.
Un'altra obiezione, senz'altro più sensata dal punto di vista commerciale, è che un estratto del film vale come spot, capace nel suo piccolo di aumentare le vendite del prodotto completo. A scanso di equivoci, posto qui di seguito il capolavoro in giuridichese di YT

Caro utente, Con questo messaggio ti informiamo del fatto che abbiamo rimosso o reso inaccessibile il seguente materiale, a seguito di una segnalazione da parte di Paramount Pictures Corp., che ritiene che questo materiale viola il copyright: Primo: Tagliare i rami secchi: http://it.youtube.com/watch?v=HUzuRlkXrXw Tieni presente che la ripetuta violazione del copyright ha come conseguenza la cancellazione del tuo account e di tutti i video caricati tramite l'account stesso. Per evitare che accada, elimina tutti i video per i quali non possiedi i diritti ed evita di caricare altri video in violazione del copyright altrui. Per ulteriori informazioni sulle norme relative al copyright di YouTube, consulta la guida Suggerimenti sul copyright. Se scegli di comunicarci che non stai violando alcun copyright, visita il nostro Centro Assistenza per accedere alle relative istruzioni. Ricorda la sezione 512 (f) del Copyright Act, per cui qualsiasi persona dichiari erroneamente, ma consapevolmente, che una certa attività o un dato materiale è stato eliminato o disattivato per sbaglio o errata identificazione, dovrà risponderne di conseguenza. Cordiali saluti, YouTube, Inc.

Quindi, in base alla mail con cui mi viene comunicata la sospensione, devo dimostrare di non aver violato il copyright. Ma il meglio deve (purtroppo) arrivare: secondo la guida di YT

la persona che ha caricato il video può presentare una contro notifica di copyright se ritiene che il video sia stato rimosso per sbaglio o che il contenuto in questione non vìoli il copyright. Alla ricezione di una contro notifica di copyright, ripristineremo il materiale in questione a nostra discrezione. Per presentarci una contro notifica di copyright, devi inviarci una comunicazione scritta contenente le informazioni indicate di seguito. Per velocizzare l’esame della tua contro notifica di copyright, utilizza il seguente formato (compresi i numeri di sezione): 1. Indica gli URL specifici del materiale che YouTube ha rimosso o al quale ha disabilitato l’accesso. 2. Fornisci il tuo nome, indirizzo, numero telefonico, indirizzo email e una dichiarazione con la quale accetti la notifica di atti processuali da parte della persona che ha presentato il reclamo di violazione del copyright o di un agente autorizzato dalla stessa. 3. Aggiungi la seguente dichiarazione: “Giuro di avere buoni motivi per ritenere che ogni video indicato sopra sia stato rimosso o disattivato per sbaglio o errata identificazione del materiale da rimuovere o disattivare”. 4. Firma la notifica. Se invii la notifica via email, accetteremo anche una scansione della tua firma su carta o una firma elettronica valida. 5. Invia la comunicazione scritta al seguente indirizzo: Attn: YouTube Copyright Infringement Notification Gordon House Barrow Street Dublin 4 Ireland Fax: +353 1 437 0741 Email: itcopyright@youtube.com

Non male vero? Un capolavoro di equilibrismo giuridico, ma aspettate a ridere.

Tieni presente che, in caso di falsa accusa o di accusa in cattiva fede mediante questa procedura, potresti essere passibile di denuncia nel tuo Paese. Devi anche sapere che adottiamo delle norme che prevedono l’esclusione in determinate circostanze dei trasgressori recidivi

Morale scontata: se mi difendo, anche utilizzando l'argomento dell'uso "secondario" non a fini di lucro, con la sconfitta in arrivo passerò altri guai! Insomma, meglio lasciar perdere. Tanto più che sono recidivo in merito, visto che a rigor di logica, io non deterrei alcuno diritto per postare video altrui, neanche quello in cui appaio a Chi Vuol Essere Milionario. Una bella beffa, vero? Ecco spiegata la totale assenza di tolleranza (ben in linea con il capitalismo "drogato" delle major USA) nei confronti dei "trasgressori" con tanti saluti ai pochi diritti di questi. Che dire? Una sorta di Patriot Act applicato alla proprietà intellettuale.
Infine, arriva la ciliegina sulla torta direttamente dalla guida di Google, a conferma dei miei timori

Il tuo account è stato sospeso a causa di ripetute o gravi violazioni dei nostri Termini e condizioni d’uso. Chiunque sia in possesso di un account sospeso o chiuso non potrà creare nuovi account o accedere alle funzionalità della community di YouTube

In pratica una schedatura, pratica su cui Google ha una certa esperienza. Visto che il diavolo (questa volta non lo Zio Bill :) fa le pentole ma non i coperchi, il blocco di YT è strutturato non per gli IP (l'indirizzo di rete), ma solo per l’email con cui ci si è registrati la prima volta. Morale: si cambia mail e si ripristano tutti i video, magari avendo l'accortezza di cambiare servizio di hosting.
Alla fine ribadisco quanto detto nel mio precedente articolo: Youtube e i detentori del copyright sono produttori di contenuti, e gli accordi che concludono sono fatti sulla pelle dei consumatori, i quali sono destinati a vivere, consumare e morire senza poter diventare giocatori del settore. Se non fosse così agghiacciante, mi parrebbe di essere nel film "Essi Vivono", a cui consiglio vivamente di dare un'occhiata. Su DVD regolarmente acquistato o noleggiato, ovviamente :)

lunedì 18 agosto 2008

Mediaset vs. Youtube: i mille problemi della proprietà intellettuale

Agli inizi di Agosto, complici la naturale carenza di notizie "serie" e la voglia di vacanze, è spiccata come una mosca bianca la causa intentata da Mediaset contro Youtube. Oggetto del contendere è l'utilizzo di materiale trasmesso dalle reti del Biscione. Utilizzo operato dalla divisione video on line del gigante Google sulla base di materiale caricato dai singoli utenti.
Sui giornali italiani questo annuncio è apparso in prima pagina, non venendo tuttavia percepito come fulmine a ciel sereno, visto che nel recente passato e in ambiti molto meno ristretti, altre emittenti hanno operato in maniera analoga, reclamando risarcimenti milionari alla grande G. Il gigante Viacom (proprietario, tra l'altro, di MTV) ha raggiunto un accordo con Mountain View, e, presumibilmente, questo sarà il destino dell'azione legale intentata dal gruppo di Cologno Monzese.
Questa querela, sperabilmente destinata a concludersi con una transazione, offre parecchi spunti per riflettere sul mondo dei diritti di proprietà intellettuale. Già altri (più qualificati del sottoscritto) hanno scritto sull'argomento, ma mi preme sottolineare taluni aspetti poco chiari, prendendo spunto dalla mia esperienza, universitaria e lavorativa.

Nel diritto industriale, materia di studio della Facoltà di Giurisprudenza, una delle problematiche maggiori è stabilire dove inizia un diritto di sfruttamento da parte dell'autore in capo ad una propria creazione. In senso lato si parla di diritto di proprietà intellettuale, comprendendo nel genus specie diverse tra loro, come brevetti, marchi e opere artistiche.
L'eterogeneità di tali creazioni è evidente non solo in ordine all'ambito in cui si concretizzano (l'industria piuttosto che un museo o un cinema), ma anche nella disciplina normativa: un inventore, per esempio, può ideare un procedimento o una macchina, dimostrando sic et simpliciter la novità della propria opera, e dopo averne ottenuto il brevetto può sfruttarla come meglio crede.
Viceversa, nel campo delle opere artistiche (con ciò includendo sommariamente un ampio insieme di creazioni, dalla TV al cinema, dalla pittura alla fotografia) le difficoltà aumentano: basti pensare alla musica, oggetto del diritto d'autore in senso stretto, e alle problematiche tra artisti (plagi), tra artisti e case di produzione (esclusive di produzione/distribuzione), tra case di produzione e consumatori, non ultima la vexata quaestio dei file mp3 e della loro condivisione mediante appositi programmi (il peer to peer o P2P).
Insomma, l'argomento è vasto e non immune da controversie. Anzi, con l'esplosione di Internet il problema della tutela delle opere artistiche "immateriali" (ossia suscettibili di trasferimento sulla Rete) è esploso, evidenziando la spaccatura tra legge (ancorata all'impianto fondamentalmente repressivo della L. 633/1941) e realtà.

Come contemperare le ragioni degli aventi diritto e dei consumatori? E' una domanda la cui soluzione pare avere le fattezze del Sacro Graal.
Più modestamente, partendo dal caso Mediaset/Youtube, Aldo Grasso sviluppa in un articolo (apparso ad inizio agosto) una riflessione sugli interscambi operati tra i media, tradizionali (come radio e TV) e nuovi (Internet, con Youtube in pole position). Particolare attenzione viene posta su alcuni programmi del duopolio televisivo e sul loro modo di intendere il copyright: senza un accordo sottobanco (o per lo meno, un gentlemen's agreement) Blob e i vari Mai Dire... non potrebbero esistere, in quanto utilizzano materiale della concorrenza. Viceversa non solo esistono, ma prosperano pure, per merito della peculiare situazione italiana. Non che manchino le eccezioni, visto che per utilizzare il proprio materiale, Disney Channel richiede un'autorizzazione scritta, rendendo con ciò impossibile un incrocio con altre reti. Evidentemente ci sono altri obiettivi ed altre priorità, rispetto a quelli delle corazzate italiche.
Tuttavia è evidentemente come la SIAE (sentinella del diritto d'autore nel BelPaese) nella situazione sia stata aggirata. Nonostante le dichiarazioni, scontate a dir la verità, del Presidente Giorgio Assumma, il quale si limita a ribadire le draconiane richieste di Mediaset, senza proporre soluzioni alternative.

Fin qui tutto bene? A mio avviso no, visto che sfugge un particolare essenziale: i contendenti della querelle non sono consumatori e produttori (come nel P2P), ma produttori stessi, contraenti forti per definizione. A questo punto una discussione sui massimi sistemi, per quanto interessante sia, è fuorviante: nessuno può dubitare che Google e Mediaset abbiano l'interesse di accordarsi sullo sfruttamento dei reciproci materiali.
L'alternativa è una sterile guerra di trincea giudiziaria: allora si che ci rimetterebbero i consumatori.

sabato 16 agosto 2008

Tra Tbilisi e Pechino la disinformazione del Corriere regna sovrana

Nel marasma olimpico di questi giorni, sembra che l'attenzione del pubblico sia indirizzata verso gli eventi sportivi di Pechino, mentre nel frattempo un conflitto, potenzialmente pericolosissimo, si sta svolgendo nel Caucaso, tra Georgia e Russia. I media, che dovrebbero informare la gente comune, fanno a gara per dare poche e svogliate notizie sulla situazione, accontentandosi di versioni preconfezionate.
A questa situazione non fanno eccezione i media italiani: nel Belpaese pochi giornalisti hanno dato versioni contrastanti rispetto alla cd Versione Ufficiale, secondo cui Putin sta vestendo i panni, pardon la pelle dell'Orso sovietico per seppellire le riottose ex province. Il Corriere della Sera sembra perdere in autorevolezza, accodandosi al mainstream mondiale di stampo atlantista, e non lo fa con reportage, dati, fatti: svolge il suo servile compito a colpi di editoriali, l'ultimo dei quali è comparso oggi a firma del vicedirettore Pierluigi Battista.

Per capire la disonestà intellettuale di certi pennivendoli, che infangano la categoria dei giornalisti, bisogna fare un passo indietro, confidando nella pazienza del lettore.
La guerra in corso tra Georgia e Russia meriterebbe molta attenzione, stante la situazione particolare della regione: nello specifico il casus belli è l'autonomia dell'Ossezia del Sud, i cui abitanti si ritengono legati più a Mosca che a Tbilisi, venendo tuttavia a trovarsi assoggettati a quest'ultima sin dal 1990 (anno di dissoluzione dell'URSS). Nel corso degli anni questo martoriato territorio (che ha un gemello nell'Ossezia del Nord, appartenente alla Russia) è stato sottoposto a dure vessazioni da parte del governo georgiano, finché la madrepatria russa, chiamata in soccorso dai sud-osseti, non è intervenuta, dispiegando una forza di interposizione. Questo già qualche anno addietro, tanto per la cronaca.
Dopo attentati vari e rivoluzioni rosa, gli USA hanno da poco messo un loro protetto al governo georgiano, ossia Saakashvili, che ha scalzato l'esperto Shevardnadze. Essendo la Georgia a cavallo del Caucaso, in una posizione strategicamente unica per le attività petrolifere e estrattive, gli Americani pensavano di avere fatto un buon colpo per i propri interessi. La strategia che aveva portato le loro armate segrete ai confini dell'impero ex sovietico aveva dato frutti molto importanti: già con l'insurrezione cecena avevano finanziato i vari Dudaev, Basaev e Mashkadov, finchè Lebed prima e Putin poi, non hanno riconquistato Grozny, mandando a monte gli intenti atlantisti.
In Georgia i cervelloni di Washington hanno ripetuto l'errore su scala maggiore, innescando il conflitto tra due Stati sovrani. Evidentemente avevano sottovalutato la megalomania del loro protetto, che dopo proclami di varia natura ed una cospicua fornitura bellica contrattata con Israele, ha deciso di annettersi l'Ossezia del Sud. Purtroppo per lui il grido di dolore degli osseti è stato udito a Mosca, dove Medvedev ha deciso di restituire il regalo georgiano.
Fin qui tutto chiaro? Evidentemente si, per chi ha un cervello, due orecchie e due occhi funzionanti. Viceversa, chi di mestiere fa il disinformatore non può permettersi questo lusso.

Nel prontuario della Propaganda l'assunto di Lenin (una bugia ripetuta cento volte diventa verità) è uno strumento di lavoro: leggendo gli editoriali di Pierluigi Battista apparsi sul Corriere, questa situazione è lampante. Nulla a che fare con gli omologhi pezzi di quella vecchia volpe di Sergio Romano, che da tempo ha sussulti di real politik (lui che è stato diplomatico di razza) e infila brandelli di verità laddove gli è possibile.
Ultimamente, invece, il Corriere si riempie di giornalisti i cui articoli sono quantomeno discutibili: Magdi C. Allam (mr. 22.000 € mensili), Guido Olimpio, Davide Frattini, per citarne qualcuno. Quando mancano, arriva la cavalleria, con Christopher Hitchens, Andrè Glucksmann e Bernard-Henry Lèvy.

Proprio questi ultimi due (in tandem) hanno lanciato un attacco mediatico affinché "Tbilisi non si trasformi in un'altra Sarajevo" (parole loro). Ogni volta che leggo un articolo del diabolico duo (che sia di uno solo o di entrambi) non posso che annotare la mia copia del Corriere con la matita blu, tanti sono gli inganni (niente errori, la buona fede si presume fino ad un certo punto) spacciati per verità.
A parte il riferimento alla capitale bosniaca (come se fossero stati solo i serbi a sparare, della strage del mercato nessuno si ricorda?), assurta a luogo comune della barbarie di marca serba, costoro scrivono scientificamente CONTRO la Russia e A FAVORE degli USA, giustificandone in pieno la politica estera.
Che si tratti di Iraq (meglio Allawi di Saddam, nonostante il computo delle vittime dica tutt'altro), di Cecenia (il terrorismo è solo quello di Al Qaeda), degli oligarchi russi (chissà perchè, quasi tutti con il Magen David Adom, proprio come Glucksmann e BHL) o dell'ultima boutade (la Georgia), gli ineffabili francesi si lanciano in un numero filosofico-circense con le solite costanti invariabili: Israele in pericolo, rischio di nuovo Olocausto, Auschwitz incombe e... gli USA (o i loro protetti) hanno ragione, in nome dei diritti umani, of course. Se non fosse la realtà crederei di vedere il seguito di V per Vendetta (I buoni vincono, i cattivi perdono e l'Inghilterra domina... diceva Lewis Prothero).

Per fortuna qualche giornalista si è accorto dell'andazzo imperante nel quotidiano milanese, reagendo di conseguenza: Fulvio Scaglione (vicedirettore di Famiglia Cristiana) ha recentemente inchiodato gli pseudo-moralisti alle loro responsabilità in uno stupendo articolo di commento.
Eppure il Corriere persevera nei suoi intenti mistificatori, con un editoriale, addebitabile al mai abbastanza criticato Pierluigi Battista: la canicola ferragostana deve avere dato alla testa del vicedirettore corrierista, che ha rimpolpato il comunicato del duo francese, già pubblicato in prima pagina dal Corrierone.
Il cavallo di battaglia utilizzato è stato il rischio di "un assolutismo etico": espressione roboante quanto vuota, visto l'armamentario propagandistico messo in campo dai francesi. Nove anni fa, contro il truce Milosevic, i kossovari meritavano tutta l'attenzione di Glucksmann e BHL, dice Battista: Shaakashvili invece è democratico e gli osseti sono volgari "secessionisti" (vestiti anche con camicie verdi?). Se è vero il detto "una scusa non richiesta è un'accusa manifesta", Battista, tentando maldestramente di salvare il "duo lescano" (©Fulvio Scaglione) dall'accusa di doppiopesismo, conferma la natura non disinteressata degli interventi d'Oltralpe.
In realtà tale difesa è ben poca cosa, non apportando nuovi argomenti a quelli sin qui visti: si vedono solo l'immancabile il solito presunto progetto iraniano contro Israele (chiamato Nuovo Olocausto, come se Tel Aviv non avesse oltre 200 testate nucleari e un esercito in grado di attaccare per primo senza temere reazioni) e la "celebrazione" dell'impegno di Glucksmann e BHL, manifestatosi anche in cause scomode come quella Darfur e del Tibet. Magicamente PLB dimentica che in Sudan e in Cina gli abusi vanno avanti da decenni, quando partner dei violatori dei diritti umani erano multinazionali europee e americane. Ora che Pechino si è fatta pericolosa anche in campo commerciale, partono queste denunce di disturbo (sacrosante per carità, ma prima questi moralisti dov'erano?).

Tutto molto marcio, viene da dire, parafrasando Bruno Pizzul. Ma tanto è accaduto, grazie all'apparato di propaganda che si fonda anche sul Corriere della Sera. Un apparato che scientemente ribalta i fatti, addebitando alla Russia un conflitto che ha più volte dimostrato di voler evitare (con l'invio di una forza d'interposizione da metà anni '90). Un apparato che nasconde gli interessi a stelle e strisce, giustificando invece un progetto azzardato, ai limiti del casus belli. Un apparato che sta trascinando l'Unione Europea e la NATO (organizzazioni di cui fa parte l'Italia, e a cui Tbilisi anela) ad uno scontro frontale con la Russia. Un apparato che conta (poco importa se volontariamente o meno) anche su Glucksmann, Lèvy e Battista.

Meglio ricordarsene, visto che stiamo andando incontro ad una vera e proprio roulette russa.