mercoledì 25 febbraio 2009

Gli uomini e le donne sono uguali (?)

Esimi Ventisei Lettori,
Gli uomini e le donne sono uguali
, canta Cesare Cremonini, ribadendo in musica ciò che dice l'art. 3 della nostra Costituzione. Al di là di canzoni e principi, non è un mistero che i rapporti tra maschi e femmine sono difficilmente inquadrabili, intercorrendo tra i due sessi dinamiche coinvolgenti un numero enorme di variabili a tutto campo.

Se questo è vero per i rapporti standard, meglio non pensare a quelli amorosi: mi sovviene il ricordo della coppia di ricci che si deve riparare dal freddo. L'unico modo per sopravvivere è abbracciarsi, stando ben attenti ai propri aculei. Un lavoro di precisione, quasi quanto quello di coppia.

Al di là di questi pensieri preliminari, quello che mi ha fatto riflettere sui rapporti tra le due Metà del Cielo (mi sembra un'immagine migliore di quella del Tao) è stata una delle mie frequentazioni femminili, che, parole sue, "vuole il Maschio Alfa". Reminescenze scolastiche mi fanno sovvenire la classificazione dei lupi, smontata più volte nella sua "applicazione" umana, a dispetto del numero di persone che ci crede, o per lo meno fa finta, un po' come accade per la fisiognomica lombrosiana, che ancor oggi vanta estimatori.

Sarà la mia repulsione a venire classificato da novelli Linneo o sarà che "l'uomo è un animale socievole" (Aristotele dixit), ma mi pare che sia intrinseca all'Uomo la tendenza a sfuggire a ogni inquadramento: quel connubio unico generato tra l'istintività animale e la razionalità angelica può essere la ragione per cui il Genere Umano ha avuto successo sulla Terra?

Da quanto scritto sopra non può emergere la superficialità di chi divide semplicisticamente tra Alfa e Beta, scrivendo questi post (Chris Moore, nella fattispecie):
http://topometallo.blogspot.com/2008/01/elogio-del-maschio-beta.html
Un pezzo particolarmente relativista, legato alla situazione americana, in cui il successo personale è un feticcio elevato a sistema, con tutti i noti guasti, sia di singoli che dell'insieme. Considerare poi il bamboccionismo (passatemi il neologismo) come sistema del maschio beta (e questa cosa emerge dall'anedottica allegata) è parecchio assolutizzante e sicuramente irrealistico... ma tant'è. Mi chiedo solo come sarebbero classificati, etologicamente, personaggi come Cincinnato, Aragorn o Peter Petrelli. Dalla finzione alla realtà è sempre un bel dilemma.

Non accontentandomi di questi minima ethologica, in cui un insieme di uomini viene equiparato ad un branco di lupi, cerco altre classificazioni, imbattendomi in questa, di chiara matrice femminista:
http://www.webirishpub.net/forum/classificazione-dei-maschi-vt1098-st0.html
Noto un certo relativismo (d'altronde non esiste un Inconscio collettivo che ci permette di vivere e condividere le esperienze altrui :), per lo meno in questo caso la categorizzazione è certamente più verosimile rispetto alla piatta dicotomia Alfa-Beta. Tuttavia il realismo resta da affinare.

Per par condicio mi muovo anche verso il mondo dei miei colleghi, e trovo altrettante recriminazioni, scritte in maniera decisamante più becera:
http://www.webalice.it/giuseppekj/KaJu/Materiale/Ragionamenti/La%20classificazione%20delle%20troie.htm
Nè più nè meno la controparte del collegamento precedente, anche se va detto che le donne ci sanno fare meglio di noi maschietti, per lo meno sotto il profilo sintattico-lessicale... ;)

martedì 3 febbraio 2009

Gheddafi e gli scomodi scheletri nell'armadio (parte 2)

Tripoli val bene una strada? La domanda conclusiva del precedente articolo, anche se retorica (visto che la decisione è già stata presa), in realtà impone una piccola riflessione agli albori dei rapporti tra Italia e Libia, non solo alle ultime tre decadi di rivendicazioni reciproche, condite dal grave problema dell'immigrazione clandestina.

Ergo bisogna fare un salto nel passato, a quel 1911 che segna l'inizio (per l'Italia) delle ambizioni mediterranee. All'indomani di un incredibile pareggio di bilancio (all'epoca non era insolito), i governanti tricolori decisero di ritagliarsi la loro "quarta sponda" sul Mare Nostrum, occupando una fetta di territorio africano: dato che Egitto, Tunisia e Algeria erano occupati, si concentrarono sui possedimenti del disastrato Impero Ottomano, ormai sulla via della dissoluzione. Giovanni Giolitti, dunque, diede il via all'invasione, infilando Tripolitania, Cirenaica e Fezzan in un unico Stato, dal nome classicheggiante di Libia.
La popolazione, composta per lo più da arabi e berberi (gli occupanti turchi erano poche migliaia), accolse i nuovi "padroni", mentre i Senussi, confraternita militare-religiosa, partì combattendo una guerra di resistenza contro tutto e tutti (la liberazione algerina, al confronto, fu una passeggiata), a dispetto dell'esiguità numerica, in questo sostenuta da chi non vedeva di buon occhio l'espansione mediterranea dell'Italia.

L'Italia, che differentemente da quanto ripete Gheddafi, combattè la propria guerra di "occupazione" solo contro i Senussi, evitò, per quanto possibile, repressioni semplicistiche. Dopo aver sedato la ribellione delle province interne (ove i Senussi avevano un buon appoggio), l'Italia iniziò una politica di colonizzazione attiva, arrivando a prospettare l'integrazione della Libia nell'amministrazione italiana: vennero costruite diverse infrastrutture ( famosa rimane la Via Balbia, poi lasciata alle sabbie da Re Idris e compagni), venne concessa la cittadinanza "libica" ai cittadini delle quattro province costiere (con diritti che gli omologhi delle altre potenze europee non si sognavano), fu implementato anche un cospicuo programma agricolo.

A rimarcare l'affidabilità dei rapporti italo-libici, va menzionato che svariati libici militarono con onore tra le fila delle Armate italiane nelle guerre del 1935-36 (Abissinia) e 1940-42 (Campagna d'Africa) come i (giustamente) celebrati Ascari.
Queste circostanze Gheddafi le ignora dolosamente, credendo nella e diffondendo la favola dell'indipendenza di Re Idris (un Senusso egli stesso), che invece era ne più nè meno un fantoccio di USA e GB, Stati a cui, a norma del codice civile, dovrebbero essere richiesti i danni in prima battuta.

Evidentemente, se lo Zio Silvio si è recato nella tenda del Colonnello, questa strada si è rivelata impraticabile: allora il premier italiano ha raccontato le sue quattro barzellette (che probabilmente il suo ospite conosceva bene, dato che la TV italiana gode di ottima ricezione a Tripoli e dintorni) e ha steso la "generosa" mano italica, in cambio di un aiuto nella repressione del traffico umano. Dubitando della forza navale della Libia, l'Italia dovrà pattugliare nuovamente la sua storica quarta sponda: un evento alquanto beffardo, visto che la Repubblica sta già tutelando i confini di Montenegro e Albania, quasi a suggellare tra corsi e ricorsi, i confini del 1939. (2. Fine)